ELEZIONI IN BURUNDI / UN TEST PER LA DEMOCRAZIA A PROVA DI ETNIA
Il Burundi è andato alle urne il 5 giugno 2025: circa 6 milioni di elettori per eleggere i deputati al Parlamento e i consiglieri comunali. Sono le prime elezioni a livello nazionale dall’arrivo al potere del presidente Evariste Ndayishimiye nel 2020. Il Cndd-Fdd, partito al potere, ha dominato la campagna elettorale lasciando poco margine a un’opposizione fragile e frammentata. Allo storico oppositore Agathon Rwasa è stato impedito di presentarsi, mentre il paese continua a vivere una grave crisi socio-economica: scarseggiano carburante e valuta forte. L’inflazione nel dicembre scorso era a quota 36 per cento e, per non incrementarla, il presidente ha rifiutato un prestito di 216 milioni di dollari Usa dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale, che chiedevano di svalutare ancora di più la moneta locale. Si calcola che il 76 per cento della popolazione viva sotto la soglia di povertà assoluta, fissata a meno di 2,5 dollari Usa pro capite al giorno.
È in questo clima che i vescovi cattolici del Burundi hanno rivolto un Messaggio alla popolazione, alle autorità e ai partiti, auspicando elezioni siano democratiche, pacifiche e inclusive. Il Messaggio, letto in tutte le chiese domenica 25 maggio 2025, era firmato da mons. Bonaventure Nahimana, presidente della Cecab (Conferenza dei vescovi cattolici del Burundi). I vescovi chiedono alle autorità di agire con imparzialità, garantendo giustizia, pace e sicurezza a tutti, senza discriminazioni, nel rispetto della legge. Il Messaggio invita i responsabili dei partiti a sensibilizzare i rispettivi militanti al rispetto delle differenze, evitando ogni comportamento nocivo alla pace e alla serenità del paese.
La Cecab ha sempre giocato un ruolo importante nel paese esprimendo con coraggio preoccupazioni e attese da parte della popolazione. I vescovi hanno spesso denunciato le derive autoritarie: la tentazione del partito unico, la violazione della libertà individuali, le esecuzioni extra giudiziarie, la corruzione e l’impunità. I vescovi sono sempre intervenuti richiamando la necessità di un sistema politico inclusivo che permetta a tutte le formazioni politiche di partecipare liberamente al processo democratico. Hanno sempre richiamato le autorità a garantire elezioni libere, trasparenti e inclusive, salvaguardando l’indipendenza della Ceni (Commissione elettorale nazionale indipendente).
I vescovi hanno sempre incoraggiato la popolazione a promuovere la pace, la riconciliazione e la giustizia, richiamandosi ai valori cristiani, mettendola in guardia nei confronti dell’odio e della violenza, sottolineando l’importanza del dialogo e del confronto franco e sereno per costruire una nazione unita e stabile. In un precedente Messaggio dei vescovi, dell’aprile 2024, si dice a proposito: “Sappiamo come il Burundi, in modo ricorrente, sia sprofondato nella violenza a causa dell’esclusione e della ricerca esacerbata del potere. Tale nostra preoccupazione resta attuale, visti i segni ancora tangibili di coloro che vorrebbero farci rivivere il sistema politico ormai superato del partito unico”.
Quelle del 5 giugno sono le prime elezioni legislative e comunali dopo l’adozione della nuova Costituzione nel 2018, che conferisce al presidente della Repubblica un mandato di 7 anni, mentre resta di 5 anni per i deputati e i consiglieri comunali. Anche la geografia elettorale è stata modificata. Infatti, le circoscrizioni elettorali per i deputati, che corrispondono alle province, sono passate da 18 a 5. Si dovranno scegliere 100 deputati di cui 60 per cento appartenenti alla maggioranza hutu e 40 alla minoranza tutsi, con almeno 30 per cento di donne. Tre membri dell’etnia twa sono cooptati. Mentre per le comunali, i Comuni sono stati ridotti da 119 a 42 e non ci sarà più il limite etnico.
Sono percepite come un test per la democrazia burundese. Chi vive sul posto nutre inquietudini riguardo alla libertà di stampa e lo spazio accordato all’opposizione. Secondo gli analisti questo doppio scrutinio è scontato nel suo risultato a favore del partito al potere. Ci vorranno alcuni giorni per conoscere i risultati ma già da ora si denunciano frodi, forzature e intimidazioni a opera del partito al potere.




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