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PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI 2024 / IA ARMA DI GUERRA

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“Più libri più liberi” (Roma, 4-8 dicembre 2024) e l’IA arma di guerra 

Il tema dell’Intelligenza Artificiale (IA) è stato al centro di alcuni incontri dell’edizione 2024 di “Più libri più liberi”, la Fiera della media e piccola editoria che si tiene ogni anno a Roma. In particolare l'incontro “Intelligenza artificiale: arma di guerra o strumento di pace? Come l’IA sta cambiando il mondo”, durante il quale è stato presentato il libro Intelligenze artificiali e pace, a cura di Claudia D’Antoni e Andrea Michieli (Editrice Ave), è stato di grandissimo interesse. 

Per Michieli, direttore dell’Istituto di Diritto Internazionale della Pace “Giuseppe Toniolo”, l’IA è il “fattore chiave” della nuova rivoluzione digitale che sta rapidamente trasformando le nostre relazioni, il lavoro, la politica, l’economia e la cultura in modi e tempi “senza precedenti”. Come spesso accade, purtroppo, grandi innovazioni tecnologiche trovano sul piano militare il primo terreno di “sperimentazione”. Gaza e l’Ucraina, nel quadro della “morte del diritto internazionale”, come ha seccamente dichiarato Michieli, sono veri e propri laboratori del delirio tecnologico della sopraffazione legata alle nuove scoperte. L’esercito israeliano (IDF) ha individuato con l’IA 37mila maschi palestinesi come sospetti “militanti di Hamas”, attraverso una rete di connessione tra dati personali, telefoni, intercettazioni, droni, sensori, fino al riconoscimento facciale dei presunti terroristi. Nel giro di pochissimi secondi l’algoritmo passa automaticamente all’attacco. Il margine di errore ufficiale dato dai generali israeliani è stimato attorno al 10 per cento, per loro sono, nel linguaggio militare, soggetti “insignificanti”. A queste persone vanno aggiunti naturalmente familiari, parenti, vicini di casa, passanti che ricadono nel raggio d’azione dell’armamento utilizzato. Parimenti in Ucraina droni e armamenti funzionanti con IA sono stati utilizzati per scovare carri armati e strutture militari mimetizzate e anche per individuare e colpire singoli soldati, il tutto a velocità vertiginose e con una mole di notizie e informazioni elaborate con tempi inimmaginabili fino a pochi anni fa. L’era della barbarie telematica è appena cominciata, le distruzioni dei più recenti conflitti sono solo l’assaggio di ciò che potrebbe sconvolgere il pianeta nei prossimi decenni. Papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace (1° gennaio 2024) ha richiamato con determinazione l’urgente necessità di un uso responsabile e consapevole dell’IA. Inoltre, nel G7 di giugno ha sottolineato, tra l’indifferenza dei cosiddetti grandi, che l’IA deve rispettare e promuovere la dignità di ogni essere umano, affermando: “Ogni persona ha un valore inestimabile”

Proprio su questa pista si è soffermata Sveva Ianese, esperta di diritto pubblico, ricercatrice presso la Scuola Nazionale dell’Amministrazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha illustrato le principali normative europee, statunitensi e cinesi, le quali, pur ispirandosi, seppure con diversi indirizzi, al rispetto di principi costituzionali e a valori di natura etica, a tutt’oggi sono molto debolmente vincolanti, in particolare per gli usi bellici dell’IA. Ianese anzi ha sottolineato l’assenza di una concreta proposta di utilizzo dell’IA per la costruzione di percorsi di pace. Eppure le straordinarie potenzialità dell’IA potrebbero portare enormi benefici su ogni settore della vita pubblica, dal piano sociale (medicina, sanità, istruzione) fino a quello ambientale ed economico offrendo strumenti per risolvere gran parte delle più importanti crisi globali che oggi ci troviamo di fronte. 

Carlo Cefaloni, redattore di “Città Nuova” e coordinatore del gruppo di lavoro “Economia Disarmata”, promosso dal Movimento dei Focolari in Italia, ha ricordato che purtroppo una cultura della guerra sta riprendendo piede in maniera preoccupante sia a livello internazionale che nel nostro paese. L’aumento generalizzato delle spese militari, secondo Cefaloni, coincide con il raffreddamento per alcune importanti campagne, come l’abolizione delle armi nucleari, che fino a pochi anni fa sembravano potessero ampliare il consenso attorno ad esse e, più in generale, con una minore capacità di incisione nello spazio pubblico delle istanze e delle proposte pacifiste e nonviolente. Anche le più plateali contraddizioni nelle scelte dei governi nazionali e della Commissione europea non suscitano un adeguato e significativo livello di dibattito. 

Abbiamo davanti a noi un incendio bellico che pare allargarsi a grande velocità, siamo di fronte a innovazioni della scienza e della tecnica che possono trasfigurare radicalmente il quadro ed i rapporti tra paesi e tra gli esseri umani, abolire l’idea stessa di un possibile futuro di pace, di giustizia e di solidarietà tra i popoli.



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