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CIAD / I VESCOVI PRENDONO POSIZIONE SUI CONFLITTI INTERCOMUNITARI

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In Ciad sono sempre più frequenti gli scontri intercomunitari. L’Ocha (Ufficio dell’Onu per gli affari umanitari), nei suoi rapporti, denuncia l’aumento delle violenze. Nei primi sei mesi del 2025 sono state 136 le vittime, di cui 85 tra il 14 maggio e il 10 giugno. Si tratta di scontri soprattutto tra agricoltori e allevatori. Già nel Natale 2024 la Conferenza dei vescovi cattolici aveva sollevato il problema dell’incremento delle violenze intercomunitarie. Nella loro lettera “Cosa hai fatto di tuo fratello? La voce del sangue di tuo fratello grida dalla terra verso di me!”, richiamando il primo assassinio nella Bibbia, i vescovi mettevano in risalto l’assenza dello Stato e in alcuni casi persino la parzialità dei suoi rappresentanti. Per questo richiamavano i governanti a organizzare una concertazione nazionale per trovare soluzioni strutturali a una problematica ormai pluriennale che si accentua con il cambiamento climatico, l’avanzata del deserto, la scarsità di terre fertili per i pascoli, l’acqua sempre più rara, la transumanza sempre più verso Sud invadendo così le terre degli agricoltori. In questi conflitti l’organismo International Crisis Group ha recensito 1230 morti e più di 2000 feriti tra il 2021 e il 2024, nel Sud e al Centro del paese. 

Gli ultimi scontri sono avvenuti in un villaggio della Provincia dell’Ouaddaï nell’Est del paese, dove più di una ventina di persone sono state uccise. Un altro massacro è stato registrato a Mandakao, nella Provincia del Logone Occidentale dove ci sono stati più di una quarantina di allevatori uccisi. Come rappresaglia sono stati bruciati 12 dei 13 villaggi del Cantone. Le autorità del posto hanno proibito l’accesso dei giornalisti e di membri della società civile ai luoghi del massacro. Le autorità hanno inoltre arrestato il principale oppositore ciadiano e ex primo ministro, Succès Masra, accusandolo di aver suscitato lo scontro. 

Di fronte a questi eventi sempre più frequenti, lo Stato è intervenuto proponendo un progetto di riscrittura del Codice della pastorizia, un documento approvato nel 2014 malgrado le vive tensioni registrate tra i deputati del Sud e quelli del Nord del paese. Ripreso poi durante il “Dialogo inclusivo e sovrano” del 2022, per dare una risposta a una priorità nazionale, il Codice idealmente avrebbe dovuto regolare le attività degli allevatori e prevenire i conflitti. Ma viste le reazioni e persino l’avviso di incostituzionalità da parte del Consiglio Costituzionale, il presidente Idriss Deby, padre dell’attuale capo di Stato, non lo aveva promulgato in ragione della forte opposizione dei rappresentanti del Sud del paese. 

Le autorità regionali del Sud (o del Nord?) hanno comunque voluto risuscitare questo dispositivo visto che non c’era un altro strumento per combattere la violenza e salvaguardare la filiera dell’allevamento che pesa un terzo sulla bilancia commerciale del paese. Il Ciad è in effetti uno dei più grandi esportatori di carne in Africa. Queste autorità hanno invitato tutte le amministrazioni civili e religiose l’1-2 settembre, per discutere insieme. Ma i vescovi cattolici di Doba, Goré, Kourma, Moundou e Sarh, cinque grandi città del Sud, hanno declinato l’invito dichiarando apertamente che il Codice è decisamente contro gli interessi degli agricoltori. 

I vescovi denunciano la parzialità del testo, che penalizza gli agricoltori del Sud. Per cui, consapevoli della vocazione e missione della Chiesa cattolica nella società, di “essere al servizio della verità, della giustizia e della pace”, i vescovi domandano che “lo scellerato Codice della pastorizia sia cestinato” al fine di “non avvallare un progetto che tradisce la comunità degli agricoltori che rappresenta più dell’80 per cento della popolazione ciadiana”. I vescovi dichiarano che “se l’agricoltura e l’allevamento sono veramente le due mammelle che alimentano l’economia del Ciad, conviene dar vita a due Progetti di Codice: uno per la pastorizia e un altro per l’agricoltura”, con l’aiuto e la supervisione di organizzazioni indipendenti e imparziali. 

Parlando a nome dei movimenti cattolici, l’Uttt (Unione dei Quadri Cristiani del Ciad) “denuncia la volontà manifesta e continua dell’autorità di privilegiare iniziative divisive dei cittadini […] in favore degli allevatori”. Anche l’Oslt (Osservatorio dei diritti e libertà in Ciad) denuncia questo progetto in quanto aggraverà i conflitti tra allevatori e agricoltori con il rischio di far scoppiare una guerra civile. La stessa opposizione politica concorda con questa visione. 

La questione, come si vede, è particolarmente delicata nelle regioni del Sud dove l’accesso alle risorse è sempre più critico e i pastori vengono da altre regioni con mandrie sempre più numerose, parlando altre lingue e fortemente armati. Tali pastori curano mandrie dei capi dell’amministrazione e dell’esercito originari del Nord. Questa supremazia degli allevatori testimonia sicuramente una mancanza di presenza dello Stato, un vuoto legislativo, una mancata regolazione dell’attività pastorizia e soprattutto la non integrazione con l’attività agricola. 

Pregiudizi antichi basati sulla superiorità delle popolazioni del Nord del Ciad, musulmane, associate all’allevamento e al potere, nei confronti di quelle del Sud, cristiane o appartenenti alle religioni tradizionali, associate all’agricoltura e da sempre sottomesse, costituiscono ancora il cuore del problema fondato su identità nazionali non ancora riconciliate. I membri delle comunità sedentarie, grazie ai social, tendono a coalizzarsi formando milizie di autodifesa per proteggersi dagli attacchi degli allevatori, alimentando cosi un ciclo continuo di violenze e rappresaglie. La mancanza di un equo arbitrato statale accentua i contrasti e i rancori, rinforzando il sentimento di esclusione delle popolazioni del Sud, dominate da decenni dalle élite del Nord. 

Si capisce cosi l’intervento dei vescovi che vogliono dar voce alle popolazioni del Sud che non riescono ancora a liberarsi da questa dinamica di dominio aggravata sempre di più dai mutamenti climatici e dagli squilibri che tali mutamenti provocano.



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