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Con la scomparsa di mons. Teissier, arcivescovo emerito di Algeri, ieri mattina (1 dicembre) all’alba a Lione a causa di un ictus, la Chiesa in Algeria perde una delle figure più eminenti della sua storia. È stato infatti il punto di riferimento degli anni più difficili della storia recente del paese, di cui aveva la nazionalità, testimone della tragedia di un popolo musulmano ma anche della Chiesa e dei suoi 19 martiri. Negli ultimi tempi aveva manifestato il desiderio di tornare al più presto ad Algeri, impedito solo dal blocco dei voli tra la Francia e l’Algeria.

Era nato a Lione nel 1929, il suo legame con l’Algeria è antico perché un ramo della famiglia si era installata nel paese fin dalle origini della colonizzazione. La famiglia ritorna in Algeria nel 1947, e Tessier è ordinato presbitero nella diocesi di Algeri nel 1955, quando è già la iniziata la lotta di liberazione nazionale dal colonialismo francese. Al Cairo studia l’arabo che parlerà alla perfezione, e nel 1958 è di ritorno ad Algeri dove diventa collaboratore del card. Duval, decisamente schierato dalla parte dei nazionalisti algerini. Nel 1972 papa Paolo VI lo nomina vescovo di Orano, alla fine del 1980 diventa vescovo coadiutore del cardinale, cui subentra come arcivescovo di Algeri nel 1988 per vent’anni.

È il periodo più complesso del paese indipendente dal 1962. Nell’autunno 1988 scoppia la rivolta popolare soffocata nel sangue ma che apre al pluralismo partitico benché il potere rimanga strettamente nelle mani dell’esercito, che nel 1992 annulla il secondo turno delle elezioni che avrebbero portato il partito dei fondamentalisti al potere. Il terrorismo, già iniziato da una decina d’anni, esplode coinvolgendo l’intera società. I cristiani e la Chiesa non ne sono indenni, tra il maggio 1994 e l’agosto 1996 cadono 19 tra religiose e religiosi. Tra questi i 7 monaci di Tibherine nel maggio 1996 e il vescovo di Orano Pierre Claverie, il 1° agosto 1996. Quando nel maggio 2008 Benedetto XVI accetta le dimissioni e Teissier diventa emerito, il paese ha trovato solo apparentemente una certa tranquillità, rotta prima dalle agitazioni sociali, poi dall’esplosione della rivolta popolare nonviolenta nel febbraio 2019.

In questo periodo Teissier coltiva l’incontro tra la piccola comunità cristiana, rinvigorita soprattutto dagli immigrati sub sahariani, quella musulmana, ricevendone stima e annodando profonde amicizie che gli consentono di avere una conoscenza lucidissima della società algerina. Nei suoi scritti è soprattutto di questi incontri che vorrà portare testimonianza, disegnando così la funzione di una Chiesa rinnovata, purificata dai suoi trascorsi coloniali, all’interno di un paese musulmano. È in questa visione che, come arcivescovo, vive la terribile responsabilità di mantenere la Chiesa d’Algeria fedele al suo popolo musulmano, anche al prezzo di un enorme sacrificio. I 19 martiri cristiani, beatificati nel 2018, sono la testimonianza estrema di questa coerenza. 

Mons. Teissier ha avuto un rapporto molto speciale con i saveriani e “Missione Oggi”, che ha pubblicato numerosi suoi interventi e interviste. L’ultima volta che lo abbiamo accolto è stato a Brescia e a Parma nell’aprile 2019. In occasione della Pasqua di quest’anno ci aveva mandato un ricordo di quell’incontro e il suo saluto e l’augurio per il nostro paese così duramente colpito dalla pandemia. Perdiamo un amico, un uomo convinto e praticante dell’amicizia e dell’incontro universali.



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