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Siamo pronti a lasciarci sorprendere…?

Siamo pronti a lasciarci sorprendere…?

01 Gennaio 2016
La festa che celebriamo oggi, cioè Maria madre di Dio, è un riconoscimento nostro, cioè da parte della Chiesa,  riguarda l’azione di Dio rivolta a Maria.

L’azione di Dio precede il nostro riconoscimento; cioè la venuta di Dio, attraverso l’angelo Gabriele, a Maria è venuta prima del concilio di Efeso (431) in cui la Chiesa ha promulgato questo riconoscimento che Maria è Madre di Dio. Se non ci fosse stata questa azione di Dio, la Chiesa non avrebbe promulgato questo atto di fede. (Quindi ci vogliono 4 secoli per riconoscere canonicamente l’azione di Dio a riguardo). Ciò significa che la vita spirituale cristiana è un cammino senza fine.

Possiamo immaginare il tempo di cui abbiamo bisogno per riconoscere l’azione di Dio nella nostra vita.

Ritengo molto significativo avere quest’esperienza personale in cui Dio è presente nella nostra vita. Qualcuno può dire che Dio è presente in noi dal battesimo. E’ vero! Ma essere battezzato non garantisce automaticamente la conoscenza matura, profonda ed autentica di Dio misericordioso. Come non basta essere nato per essere un uomo maturo. Ci vuole tempo e anche soprattutto ci vuole un coinvolgimento personale e continuo. Perciò  mi chiedo come Dio è presente in noi? Nella bibbia ricordiamo subito l’esperienza di Samuele quando Dio è venuto da lui attraverso la voce ascoltata nel suo sogno; Geremia è stato visitato da Dio attraverso l’esperienza con La Parola di Dio: “A lui fu rivolta la parola del Signore (Ger 1,2)”.

In questo momento vorrei riflettere sull’esperienza di Dio guardando all’esperienza di Maria, Madre di Dio, di cui festeggiamo oggi.

La scena evangelica in cui Maria è stata visitata dall’angelo Gabriele è molto povera, semplice, nel luogo normale o profano, a casa sua, nella sua solitudine. Se andiamo ad approfondire l’intervento di Dio alla nascita di Giovanni Battista troviamo che l’intervento di Dio è condizionato da una preghiera. Zaccaria era nel tempio sacro dove Dio è presente e durante la liturgia solenne e sullo sfondo del popolo in attesa. Il confronto di queste due annunciazioni ci fa meravigliare il modo in cui Dio si presenta. Dio può agire in qualunque modo: nel tempio sacro e nel luogo profano, in modo solenne e anche in modo semplice. E’ la sorpresa di Dio che non possiamo prevedere. Siamo pronti lasciarci sorprendere da Dio? Putroppo siamo abituati a pensare che Dio è presente solo nella liturgia, nei sacramenti e negli atti cosidetti misericordiosi. Raramente pensiamo che anche a casa nostra Dio vieni a trovarci.

Quindi la festa di oggi ci ricorda che Dio entra e costruisce una nuova relazione con l’uomo.

Se prima questa relazione veniva fatta e attuata solo nel tempio sacro di Gerusalemme, adesso in Maria questa relazione prende forma nuova. Se prima si comprendeva la presenza di Dio all’interno di un luogo fisico, il tempio santo, con Maria questa presenza di Dio avviene nella casa e nella vita nostra quotidiana e profana. Questa è la novità evangelica cioè non noi che andiamo a trovare e incontrare Dio, ma Dio viene a trovarci nella nostra casa: “Da una parte, l’uomo entra nella casa di Dio, dall’altra Dio entra nella casa dell’uomo”.

Quando si parla della casa si riferisce alla quotidianità o alla normalità. Non a caso Luca mette in evidenza la casa, il luogo in cui Maria e Elisabetta si incontrano: “Maria entra nella casa di Zaccaria”. Elisabetta sperimenta questa presenza di Dio nella sua casa attraverso la presenza di sua cugina Maria. La famiglia e la casa sono le cose quotidiane, ma nello stesso tempo diventano i luoghi importanti per riconoscere la vicinanza di Dio. Dio ci visita e si fa presente attraverso le persone con cui viviamo nel luogo dove ci troviamo. Tocca a noi a lasciarci trovare da Dio nella nostra casa.

A questo punto possiamo riflettere sulla nostra abitudine di lasciare la comuntà o casa per andare a trovare qualcuno/a fuori comunità. Magari questa tendenza riflette un po’ l’immagine della fede in Dio che abbiamo in comunità. Questa tendenza di andare spesso fuori potrebbe avere due significati: vado a fare amicizia fuori per condividere l’esperienza di amore di Dio accolto nella comunità? Oppure questo andare è un segno che in comunità non c’è questo amore perciò come compesazione si va a cercare altrove?

Solo Dio sa il motivo!!

Preghiamo, dunque, Dio che ci illumini e ci incoraggi a dare in quest’anno nuovo il tempo adeguato perché Dio possa prendere dimora nella nostra quotidianità.

  • 2016/01/01 - F. Supandri SX.

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