Mi sarete testimoni

Questa volta con giovani partenti per la Tailandia, abbiamo voluto fermarci sulla parola di Dio, con la riflessione offertaci da una missionaria saveriana, Elisabetta Pelucchi.
Elisabetta ci ha portato dentro gli Atti (At 8,26-40), con Filippo, che predicava in Samaria (la prima predicazione in terra pagana) a causa della persecuzione verso i cristiani: “Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola”. Questa nota interessante viene dal contesto del brano, dove un momento di crisi e dispersione, diventa un’opportunità per incontrare quelli fuori della cerchia, gli stranieri a noi lontani, e per ricevere accoglienza.
La prima provocazione ci viene dal luogo dell’annuncio dove Filippo viene condotto da un Angelo per poi incontrare l’Eunuco: su una strada deserta, dove non c’è nessuno. Mai ci aspetteremmo un invio che sembra già un insuccesso. Deve lasciare una città dove già c’era una folla interessata al suo annuncio, e andare su una strada deserta: che senso ha? Ma Filippo accetta.
La seconda provocazione ci viene dall’Eunuco, che non ha ancora un nome ma è così chiamato per 5 volte, proprio a sottolineare la sua particolare situazione di impotenza. Era un simpatizzante della religione giudaica, ma era un escluso perché, non potendosi circoincidere, era fuori dalla possibilità di appartenenza al popolo di Israele, ed era l’uomo più infelice, perché solo, senza una guida e una comunità, inutile per creare una discendenza.
In questo incontro, che Filippo è capace di captare con l’aiuto dello Spirito fino a correre davanti, c’è per entrambi la possibilità di scoprire il senso della loro vita, un senso che non possiamo mai scoprire da soli. Qui è anche Filippo a convertirsi quando si apre all’Eunuco, il vero protagonista del racconto. Non a caso il brano di Isaia che Luca riporta mette in evidenza un uomo umiliato, senza voce, senza discendenza, perché gli è stata recisa… Il brano parla proprio dell’Eunuco, non di Filippo che ha 4 figlie. Filippo comprende che la buona notizia di Gesù, l’annuncio creativo su ciò che sembra reciso, deserto, senza frutto, può partire solo dalla situazione concreta di quell’uomo, così vicina al Servo sofferente.
Elisabetta ha toccato una modalità di annuncio che potesse incoraggiare i nostri giovani proprio in questi tempi, fatti di vie a volte deserte, di impotenze, di apparente sterilità, ma anche di incontri intimi e provvidenziali. Inoltre, parlando infine della sua esperienza di missione in Tailandia, ha sottolineato la sua conversione a una modalità di annuncio ai catecumeni, che partisse da chi aveva davanti, dall’ascolto della loro storia. L’evangelizzazione spesso oggi non è fatta con le folle (ancor meno in Tailandia), ma con incontri intimi, di vicinanza, di ascolto, di domande che possono portare dopo alla spiegazione della scrittura e ai momenti sacramentali.
Poi Filippo sparisce, ma l’Eunuco prosegue la sua strada pieno di gioia.




