Come Gesù Cristo, costretti a fuggire.

Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni
Domenica 27 settembre si celebra la 106ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. La pandemia del COVID-19 ha messo in evidenza i tanti drammi del mondo contemporaneo: le conflittualità e l’emergenza umanitari, lo sconvolgimento del cambiamento climatico, l’aumento degli sfollati interni nei Paesi, ecc. Il tema proposto dal papa questo anno “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire; accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni” richiede un processo di conversione missionaria e pastorale che non si ferma alle dichiarazioni, ma diventa un effettivo coinvolgimento del Popolo di Dio con questo particolare gruppo di migranti; richiama a non dimenticare tante altre emergenze che portano con sé il patimento di molte persone.
Alla luce dei tragici eventi che hanno segnato il 2020, Francesco ha dedicato il suo messaggio agli sfollati interni, a tutti coloro che si sono trovati a vivere e tuttora vivono esperienze di precarietà, di abbandono, di emarginazione e di rifiuto. Pensando a loro, ha ribadito le tre parole e azioni nel messaggio del 2018: accogliere, proteggere, promuovere e integrare, aggiungendo sei altri verbi che non sono semplicemente verbi, parole, idee, ma corrispondono ad azioni molto concrete: Bisogna conoscere per comprendere, cioè “quando si parla di migranti e di sfollati troppo spesso ci si ferma ai numeri. Ma non si tratta di numeri, si tratta di persone!”. È necessario farsi prossimo per servire. “Le paure e i pregiudizi – tanti pregiudizi – ci fanno mantenere le distanze dagli altri e spesso ci impediscono di “farci prossimi” a loro e di servirli con amore. Avvicinarsi al prossimo spesso significa essere disposti a correre dei rischi, come ci hanno insegnato tanti dottori e infermieri negli ultimi mesi.” Attenzione quindi a coloro che nella società e purtroppo anche nella chiesa a parole si schierano a favore dei migranti, rifugiati e sfollati interni, ma poi non fanno seguire le loro parole con azioni pratiche che riconoscano e promuovano i diritti e la dignità delle persone. Per riconciliarsi bisogna ascoltare. “Durante il 2020, per settimane il silenzio ha regnato nelle nostre strade, nelle nostre vie. Un silenzio drammatico e inquietante, che però ci ha offerto l’occasione per ascoltare il grido di chi è più vulnerabile, degli sfollati e del nostro pianeta gravemente malato. Ascoltando, abbiamo l’opportunità di riconciliarci con il prossimo, con tanti scartati, con noi stessi e con Dio, che mai si stanca di offrirci la sua misericordia”. Per crescere è necessario condividere. “Dobbiamo imparare a condividere per crescere insieme, senza lasciare fuori nessuno. La pandemia ci ha ricordato come siamo tutti sulla stessa barca. Ritrovarci ad avere preoccupazioni e timori comuni ci ha dimostrato ancora una volta che nessuno si salva da solo. Per crescere davvero dobbiamo crescere insieme, condividendo quello che abbiamo, come quel ragazzo che offrì a Gesù cinque pani d’orzo e due pesci… E bastarono per cinquemila persone (cfr Gv 6,1-15)!” Bisogna coinvolgere per promuovere. “A volte, lo slancio di servire gli altri ci impedisce di vedere le loro ricchezze. Se vogliamo davvero promuovere le persone alle quali offriamo assistenza, dobbiamo coinvolgerle e renderle protagoniste del proprio riscatto. Dobbiamo trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, e di solidarietà.” È necessario collaborare per costruire. “Nel contesto attuale va ribadito: “Non è questo il tempo degli egoismi, perché la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone”. Per preservare la casa comune e farla somigliare sempre più al progetto originale di Dio, dobbiamo impegnarci a garantire la cooperazione internazionale, la solidarietà globale e l’impegno locale, senza lasciare fuori nessuno.”
Il messaggio del Papa si conclude pregando San Giuseppe, lui chi ha vissuto l’esperienza di essere sfollata, di concedere anche a noi di sperimentare la sua protezione e il suo aiuto.




