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Sotto il cielo di Rosarno a spiare il Sole che sorge

Sotto il cielo di Rosarno a spiare il Sole che sorge

[dal sito Missionarie Saveriane] * 

Dal 2 al 10 ottobre 2019, insieme a Missio Giovani e a giovani locali, una quindicina di missionari e missionarie dei quattro Istituti missionari nati in Italia, maschili e femminili - Consolata, Comboniani, PIME, Saveriani - hanno vissuto una missione fra il popolo nelle diocesi di Lamezia Terme e Oppido Mamertina, in Calabria. Simonetta Caboni, che vi ha partecipato, racconta il suo incontro con la popolazione di Rosarno.

Qualche tempo fa, una bambina congolese mi aveva detto che il tramonto è il sorriso di Dio. « Questo crepuscolo arancione e rosa non è forse la traccia del volto sorridente di Dio che benedice il nostro arrivo in Calabria? » mi domandavo mentre scendevo dal treno insieme alla mia sorella saveriana Berthe, suor Pompea e suor Rosa (Comboniane), p. Ottavio (Comboniano), p. Franco (PIME) e p. Tito (Consolata).

Tra il 2 e il 10 ottobre, le stradine che portano alle diverse chiese di Rosarno (Reggio Calabria) erano il luogo dove ritrovarci con la gente del paese per iniziare e concludere la giornata. Sì, perché mentre il sole si alzava e il paese riprendeva vita, ci incontravamo per andare a Messa. Poi, continuavamo il cammino per raggiungere le scuole dove incontrare i bambini, le case dove visitare gli ammalati e le famiglie, le tendopoli dove provare a scambiare due parole con gli immigrati che ancora aspettano una casa.

La strada è diventata lo spazio dove incontrarci, iniziare a dare nomi ai volti, rallentare il passo quando qualcuno ci riconosceva o eravamo noi a riconoscere, salutare e magari fermarci a fare due chiacchiere. La strada è anche stata lo spazio dove chiedere indicazioni e dove perderci, il luogo, insomma, dove sentirci stranieri accolti; lo spazio della missione da costruire a piccoli passi e insieme alla gente.

Sulla via del ritorno a Parma, ripasso i volti incontrati e le storie ascoltate. Il cuore si dilata e continuo a meravigliarmi per l’accoglienza ricevuta e per la ricchezza del camminare insieme.

Ripasso i volti degli ammalati che ci hanno accolti nelle loro case per pregare insieme.

Riascolto le domande dei bambini che hanno chiacchierato e giocato con noi nelle aule delle scuole elementari. Gusto ancora i sapori forti dei piatti condivisi insieme alle famiglie che ci hanno accolto con generosità. Ricordo gli sguardi dei tanti fratelli africani arrivati in questa terra di emigranti e ora co-stretti, cioè stretti insieme, nell’amara sorpresa di una realtà che grida misericordia. Lascio che mi si riversi nel cuore il ricordo dei fratelli e sorelle, italiani e africani, che ho scoperto inginocchiati a pregare Dio senza stancarsi.

C’è un momento dell’alba, quando il sole deve ancora mostrarsi, che il cielo si colora di tinte amabili e così belle da tenerti con gli occhi fissi in alto. Queste sfumature tingono il cielo per pochissimi istanti e in quel brevissimo tempo è bello spiare l’aurora per provare ad indovinare dove sorgerà il Sole. Durante i dieci giorni trascorsi a Rosarno mi sono sentita un po’ come una pellegrina che scrutava la bellezza di quella terra e della sua gente per vedere dove sta sorgendo il Sole del Regno.

Mi sembra luccichi nella disponibilità ad accogliere noi, missionari appena arrivati, aprendoci le porte di casa e, talvolta, quelle della stanza più intima: il cuore. Non è stata forse luce del Regno la generosità di tante persone che hanno condiviso con noi quanto avevano? Non sono stati forse il riflesso del flebile luccichio del Regno gli uomini e le donne di buona volontà che si sono fermati nelle tendopoli con questi nostri fratelli lontani? Come non riconoscere la speranza del Regno nei bambini che brulicano nelle scuole e nelle coppie che si preparano al matrimonio? Non è stata la luce del Regno che ci ha condotti verso chiesa dal mattino presto, quando era ancora notte?

Chissà… intanto continuiamo a camminare con le braccia aperte per donare e ricevere Gesù, il Dio con noi che rende straordinario l’ordinario quando in nome di Gesù le nostre case smettono di essere roccaforti e diventano tende di una famiglia che non ha confini. Straordinaria è la Parola di Dio quando ci lasciamo mandare da lei verso altri cuori. Straordinaria è la speranza che è stata affidata a ciascuno di noi, soprattutto quando ci è chiesto di sperare contro ogni speranza.

Straordinaria è la fede che ci fa riconosce un tratto del volto di Cristo in ogni persona, finché Cristo sia tutto in tutti (Col 3, 11).


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Pubblicato
03 Novembre 2019
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