Diventare adulta: prendersi cura dei fragili. Che dono!

Ciao a tutti! sono Ilaria, ho 26 anni e vivo a Milano. Sono una logopedista che opera in età evolutiva: mi occupo di disturbi del linguaggio e dell’apprendimento.
La storia che racconto è quella del mio trasferimento da Parma - città in cui sono nata e cresciuta - a Milano: questa esperienza mi ha cambiato molto profondamente negli ultimi anni anche perché – sotto molti aspetti - ha segnato il passaggio all’età adulta.
La mia esperienza inizia nel 2017 quando - a 23 anni - mi sono laureata in Logopedia.
Nonostante la felicità per il traguardo tanto desiderato e finalmente raggiunto, mi sono sentita soprattutto piena di incertezze e dubbi sulle mie competenze e sul mio futuro: per la prima volta non sapevo cosa fare e come muovermi. Scuola, liceo, università avevano rappresentato fino ad allora un ambiente “protetto”, con un obiettivo preciso e sempre raggiunto con successo: in quel momento invece mi sentivo come trattenuta dalla paura di un possibile insuccesso e in particolare dalla possibilità che il lavoro per il quale avevo studiato potesse in qualche modo deludere le mie aspettative.
Il fatto di essere chiamata a lavorare in una città diversa dalla mia è stato quindi un fattore destabilizzante ma anche una grandissima opportunità!
Trasferendomi a Milano è iniziata la mia prima esperienza di vita “fuori casa” che ha coinciso anche con la prima esperienza lavorativa. Per certi versi è stata un’esperienza molto stimolante e per altri piena di piccole e grandi sfide: prima di tutte quella di trovare casa (dopo aver trascorso ben 23 anni nella stessa casa mi sono trovata a cambiarne 3 nel giro di 2 anni!); quella delle nuove amicizie da coltivare; la sfida del lavoro, affrontata inizialmente con insicurezza e molti timori e successivamente con sempre più determinazione, amore e professionalità (ovviamente non ancora – e penso mai – del tutto raggiunta).
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All’inizio non ho trovato facile ambientarmi e soprattutto affrontare gli insuccessi e le frustrazioni che - inevitabilmente - si incontrano nel lavoro e nella vita di tutti i giorni: è servito un po’ di tempo per capire e accettare che anche questi sono spunti di crescita. Soprattutto è stato gratificante notare come, dopo lo scoraggiamento iniziale, fossi del tutto in grado di affrontare le diverse situazioni: dal sistemare un guasto in casa al risolvere un’incomprensione sul lavoro.
Dopo un po’ di tempo, ho anche ricominciato a svolgere attività di volontariato: ma anche in questo caso il mio approccio è cambiato. Se precedentemente ero molto ben integrata nelle attività della mia città e dei miei gruppi di riferimento, a Milano ho dovuto fare diverse ricerche in prima persona per inserirmi in un gruppo e questo mi ha spinto a chiedermi di chi e di che cosa volessi prendermi cura in particolare. Nella mia ricerca ho incontrato la Comunità di Sant’Egidio (con cui non avevo mai collaborato a Parma), che è diventata per me un punto di riferimento e che, sempre gradualmente,
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mi ha aiutato a scoprire un nuovo modo di prendermi cura e occuparmi della vita dei più fragili, penso più attento e profondo e soprattutto più responsabile e costante.




