QUESTO SARÀ IL NATALE

Natale è alle porte. Era da qualche anno che dentro di me sentivo il desiderio di vivere un Natale diverso, staccato dalla tradizione, dai soliti cliché e dalle ipocrisie della globalizzazione. Quel momento è arrivato.
Quest'anno per me sarà decisamente diverso e non solo perché lo festeggerò in infradito e maniche corte ma perché qui a Bangkok, paese buddista, il Natale non esiste (se non nelle hall dei centri commerciali agghindate appositamente per i farang, gli stranieri europei).
In questo periodo le nostre giornate le passiamo a organizzare i pomeriggi di distribuzione di giocattoli ai bambini nelle favelas e a visitare le famiglie e gli ammalati delle baraccopoli portando un piccolo Gesù bambino in una cesta, la chitarra per intonare i canti natalizi e un regalino per ogni famiglia visitata: una borsa con un grande asciugamano e dei biscotti.
Quello che mi stupisce è che pochissimi di loro sono cristiani, quasi tutti sono buddisti e non sanno cosa sia il Natale o comunque non ne comprendono il significato eppure nessuno e dico nessuno, ci ha chiuso la porta in faccia o non ci ha accettati in casa. Nessuno di loro si è rifiutato di pregare con noi. Alcuni semplicemente ascoltano ed annuiscono altri giungono le mani in preghiera, altri addirittura sussurrano una benedizione. Qualcuno particolarmente solo e abbandonato ci ha addirittura ricambiati regalandoci lacrime di gioia per quei pochi minuti di compagnia che gli abbiamo donato non facendoli sentire invisibili.
Spesso tutta questa accoglienza e apertura verso degli stranieri (noi) e un'altra religione mi lasciano sbalordita.
Mi sono chiesta spesso se è giusto che dei cristiani vadano a festeggiare il Natale portando doni a dei buddisti ma poi ho pensato che predicare il Vangelo è anche questo. Gesù non è nato nella sua casa circondato da parenti e amici ma è nato da solo in una capanna, sconosciuto, in una terra straniera ed è stato visitato da persone di tutti i ranghi, dai pastori ai re magi.
Quindi quest'anno per me sarà Natale quando incontrerò la famiglia Rossi*, che vive in una baracca circondata da immondizia sotto l'autostrada con quattro bambini da 1 a 8 anni massimo, che perennemente hanno le bende su gambe e piedi per i morsi dei topi.
Sarà Natale quando incontrerò Giovanni e Maria, una coppia di anziani che vive in una baracca buia piena di oggetti accatastati e ammucchiati: lei è alcolizzata e lui è un ottantenne, con lo sguardo vuoto, rassegnato, senza speranza per la sua vita.
Sarà Natale quando incontrerò Antonio, un sessantenne che vive sotto una zanzariera dentro alla sua baracca puzzolente e distrutta, il quale ogni volta ci dice che passa le giornate sperando di morire presto perché è solo a questo mondo.
Sarà Natale quando incontrerò Marco, un ragazzo di 15 anni dalla grande intelligenza che ha subito un intervento alle gambe e non può permettersi la fisioterapia e quindi da anni non si alza dal suo letto. La sua vita è confinata nella sua camera perché non è agevole spostarsi dal letto.
Questi sono solo alcuni esempi di storie dalle baraccopoli a cui ogni giorno facciamo visita.
E quest'anno, per me, questo sarà Natale.
A tutti voi auguro un sereno e felice Natale e che possiate passarlo in compagnia delle persone a voi più care.
Un caldo abbraccio da Bangkok
Beatrice
*per questioni di privacy i nomi riportati sono pseudonimi di fantasia




