Zaccaria
Quante volte, in Africa, mi sono chiesto da cosa prendessero la forza gli anziani per continuare a vivere, per danzare, per fare festa, per sentirsi ancora vivi. Credo di aver trovato la risposta, quando ho visto una statua, scolpita nel legno d’ebano. Sembrava un groviglio di persone. Ma, guardandola meglio, ho capito. Alla base c’erano delle persone e poi, una sopra l’altra, altre fino ad arrivare in cima. Quelle che stavano a lato, più piccole, prendevano la forza da quelle che stavano sotto. La tradizione, l’esperienza della vita era tramandata e chi veniva dopo era nutrito da chi lo aveva preceduto. Per questo, prima di passare sulle pietre per attraversare un ruscelletto, mi veniva spontaneo pensare che le gocce d’acqua che sgorgavano dalla fonte continuavano a rifornirlo di acqua fresca. E così, aprendo il Vangelo, mi incontrai con Zaccaria e sua moglie Elisabetta. Due persone anziane, che si volevano bene e che facevano da molti anni un percorso di fiducia nel Signore. Ma erano un po’ tristi. Non avevano figli. Il Signore che ascoltava i desideri del loro cuore, un bel giorno decise di rispondere. E così Elisabetta diventerà mamma di Giovanni Battista. Dato che Dio fa sempre le cose in grande decise di far sapere la notizia alla cugina Maria di Nazareth, futura mamma di Gesù. E così un bel giorno le due mamme si incontrano. Con loro anche i due figli che stavano per nascere. Un incontro di gioia. Poi una ha preparato la strada all’altro e le due mamme (la giovane e l’anziana) hanno sofferto e gioito con loro. Ecco perché gli anziani sono importanti per i giovani che un giorno diventeranno anziani. E così la storia continuerà fino alla fine.







