Vivere il Vangelo nelle atrocità del conflitto
Il racconto di una esperienza missionaria sorprendente
Padre Pio non è un giornalista. E’ semplicemente un missionario; un testimone che vive, sulla sua pelle, la disperazione e la speranza della gente. Ne condivide la fatica di vivere e il rischio di morire.
La tragedia del popolo congolese
Tutti sanno, o almeno hanno un’idea delle favolose ricchezze del Congo, specialmente di quelle minerarie. Qui si trovano concentrate in grande quantità e ad alta qualità i minerali più rari e preziosi del mondo. Tanto che il territorio congolese è etichettato come "lo scandalo geologico" del pianeta.
Tanto è ricco il paese, altrettanto è povera la sua popolazione. Tranne, evidentemente, il ristretto gruppo dei governanti e dei mercanti, che sono tra i più facoltosi al mondo. Una popolazione che potrebbe stare bene e vivere dignitosamente, è invece sommersa dal sottosviluppo, a causa di una ingiustizia strutturale che, a partire dall’indipendenza nel 1960, non finisce di farla sprofondare in una regressione generalizzata, il cui livello odierno viene definito con l’espressione, "lotta per la sopravvivenza".
La maggior parte delle strutture ed infrastrutture essenziali per la vita del paese sono crollate a causa dell’incuria degli addetti ai lavori. In più, c’è la corruzione dei governanti: i finanziamenti statali sono dirottati altrove. Poi ci sono i vari saccheggi e vandalismi attuati su tutto il territorio nazionale, per terrorizzare la popolazione e tenerla assoggettata.
Indagini di organismi internazionali provano che in alcuni settori la situazione è degradata talmente da sfiorare i livelli minimi di vita dalla fine del 1800. Nella regione in cui noi lavoriamo, situata nella zona orientale del paese, si è verificata una situazione eccezionale nella sua drammaticità. Il colpo di grazia per sprofondare nella miseria attuale è venuto dall’invasione di un milione e mezzo di profughi hutu rwandesi, che per quasi tre anni sono stati costretti a devastare e distruggere gran parte delle coltivazioni e delle foreste per poter sopravvivere, ed anche dalle due feroci guerre del 1966 e del 1998, quando Uganda, Rwanda e Burundi invasero militarmente la regione per fare piazza pulita dei profughi, per rovesciare il regime di Mobutu e quello, a loro contrario, di Laurent Kabila.
Ancora oggi ci troviamo sotto invasione miliatare e in stato di guerra. Attraverso il conflitto armato, che crea terrore, gli occupanti riescono a saccheggiare le immense ricchezze del paese e ad arricchirsi in modo favoloso sulla pelle di questa povera gente che non solo muore di fame, di stenti e di malattie, ma viene sistematicamente eliminata. Eliminando la gente che ha il diritto naturale sulla terra, viene eliminata anche ogni resistenza all’ingordigia dei nuovi padroni.
In un suo recente rapporto, l’ONU ha dichiarato che in quesi ultimi anni sono stati uccisi ben tre milioni di congolesi: in media, tremila vittime al giorno. Un vero genocidio, peggiore di tutti quelli finora commessi nel mondo intero. Ma nessuno ne parla. Soprattutto mantengono il silenzio i paesi occidentali che sono attivi nel manovrare questa guerra, dietro le quinte, per trarne profitti commerciali e finanziari.
Quanti anni ancora durerà questa guerra ingiusta? Per non correre il rischio di farla terminare anzitempo e di dover rinunciare ai profitti egoistici, da tempo i belligeranti si fanno servire comodamente da schiere di mercenari. Questi vengono volentieri in Congo. Non certo per farsi ammazzare; per arricchirsi velocemente e senza scrupoli. Sono capaci di fare piazza pulita di ogni persona che incontrano sul loro cammino. In questi ultimi mesi, con il favore della notte, a Bukavu e dintorni ne sono arrivati a migliaia. Quasi diecimila eritrei e somali sono stati avviati lungo le zone del lago Tanganika e verso la vicina regione dello Shaba.
Quanto altro sangue innocente dovrà scorrere, prima che la legalità dia spazio al ritorno di una vita normale per questa gente?
La chiesa perseguitata
Anche la chiesa viene sistematicamente perseguitata, spesso fino a dover versare il sangue. Da quando è scoppiata questa guerra assurda e feroce, fuori della città di Bukavu non c’è missione o comunità religiosa che non sia stata saccheggiata e devastata più volte da coloro che si auto definiscono "liberatori".
L’arcivescovo di Bukavu, mons. Munzihirwa, è stato massacrato come un cane, a pochi metri dalla dimora dei saveriani. Anche vari sacerdoti sono stati uccisi. Alcune suore sono state prima violentate, poi squartate. Il nuovo arcivescovo mons. Kataliko è stato costretto all’esilio perché parlava troppo chiaro e denunciava i soprusi dei miliziani sulla gente. E’ morto pochi giorni dopo la sua liberazione. Varie missioni e parrocchie sono chiuse e inatttive, poiché le incursioni di militari, mercenari e ribelli armati sono frequenti e finiscono sempre in atrocità.
Anche i missionari sono sotto rischio continuo. Siamo pedinati, spiati, controllati. Perfino durante le messe domenicali e quotidiane, quando predichiamo. Coloro che fanno opera di coscientizzazione, coloro che parlano di pace e di riconciliazione, coloro che denunciano i misfatti... tutti ricevono regolarmente minacce di morte.
Gli assalti notturni poi, specialmente nella città di Bukavu, sono diventati un vero incubo. Assalgono le case della gente per saccheggiare e portare via tutto; spesso finiscono per eliminare gente del tutto innocua. Ogni mattina, all’alba, si contano i morti e i feriti nei vari quartieri della città. Ma non c’è tempo per piangerli. Come in un rito, i comunicati ufficiali, diffusi dagli organi di stampa, annunciano che "tot oppositori e ribelli sono stati sorpresi in fragrante ed uccisi".
L’insicurezza è totale. La nostra vita, ma soprattutto la vita della gente, è sospesa ad un filo. Ci affidiamo quotidianamente alla pietà di Dio.
Le sorprese del vangelo
In questa situazione di emergenza generale, i più deboli ed innocenti - i bambini, i malati, le vedove, gli anziani... - sono i primi a cedere. Non ce la fanno a resistere. I missionari sono continuamente accerchiati da gente che chiede aiuto: un po’ di cibo, una medicina, un vestito, un rifugio.
Malati che non riescono a tirar fuori un euro per comprarsi la medicina; mamme e bambini che dormono all’aperto, nelle intemperie della notte, perché evacuati e non hanno dieci euro per pagare l’affitto di una capanna; gente che continua a venire e dice, "sono due giorni che non mangio"; mamme e figlie che si prostituiscono pur di racimolare qualche centesimo per sopravvivere; donne e bambine che fanno i facchini, come bestie da soma, trasportando sul dorso carichi di mezzo quintale, affittate dai commercianti in cambio di qualche spicciolo... Al vedere tutte queste situazioni, il nostro cuore resta turbato, amareggiato.
Stiamo facendo tutto il possibile, specialmente nelle situazioni più gravi. Ma come arrivare a tutti? Fortunatamente, i poveri riescono a produrre veri miracoli di solidarietà e di aiuto reciproco. L’esempio di generosità e di altruismo dei poveri mi fa riflettere profondamente. Sono loro i veri "buoni samaritani" che si avvicinano e si prendono cura degli altri miserabili, nonostante abbiano loro stessi difficoltà a campare.
Comprendo quanto riesca a fare l’annuncio del vangelo nel cuore delle persone che l’accolgono: li rende veramente fratelli e figli dello stesso Padre.
Tra tanta amarezza, questo miracolo mi riempie di stupore e mi convince ancora di più della bellezza della vocazione missionaria.
p. Pio De Mattia, saveriano in Congo.
- Pères Xavériens - Rue Kabare 25 -
Bukavu, CONGO R.D.







