Viaggio a Goma con il Laicato
Parto, finalmente! Il 23 febbraio con il treno da Salerno raggiungo Paolo e Giovanna Volta, laici saveriani di Parma. E la mattina del 24 siamo a Milano Malpensa. Con noi anche le sorelle di Giovanna, Maria Rita e Raffaella, in rappresentanza di un’associazione di Parma “Con loro e per loro”. La nostra meta è Goma, poco più a sud dell’equatore, a 8000 chilometri di distanza, capoluogo di una delle 26 province della Repubblica Democratica del Congo, il Nord Kivu.
Terra lontana, dunque, eppure a noi così vicina per il legame con i saveriani presenti a Goma dal 2003, con i laici saveriani di Goma e tanti nostri amici di Ndosho, quartiere all’estrema periferia della città. A Ndosho, Paolo, Giovanna e poi io dal 2006 al 2007 abbiamo costituito una piccola comunità di laici saveriani. E la casa dei laici è proprio vicina alla casa dei missionari e alla chiesa di Ndosho che ora s’impone per la sua grandezza (può contenere più di 2000 persone) e per il colore rosso dei suoi mattoni di argilla che spiccano sul nero della pietra lavica.
Il colore nero insieme al verde della vegetazione e all’azzurro del lago rimangono i tratti distintivi del paesaggio di Goma. La citta, infatti, è situata a 1500 mt di altitudine alle pendici del vulcano Nyiragongo e costeggia il lago Kivu, al confine con il Ruanda. Quando si arriva a Goma, però, ciò che inquieta è la precarietà di vita della maggior parte della sua popolazione, circa due milioni di persone che abitano in piccole case di legno incastonati tra le pietre. Si muovono a piedi per chilometri, si affollano sui bordi delle strade, poche con l’asfalto, e si mescono ai vari mezzi di trasporto sovraccarichi di persone e di merce, perché qui i prodotti della terra fertilissima non mancano.
Le mamme vendono ai bordi delle strade tutto ciò che arriva dalle coltivazioni delle zone interne, ma il problema è l’acquisto. Il reddito medio è di un dollaro al giorno o poco più. La povertà, dunque, resta in evidente contrasto con la ricchezza del suolo e del sottosuolo. Ad esempio, il coltan, uno dei tanti minerali essenziali per la batteria di smartphone, computer, apparecchi elettronici, si estrae anche a mani nude in cambio di un salario giornaliero che può variare dai 50 centesimi ai tre dollari per 12-13 ore lavorative sotto il controllo, spesso, di bande armate che si sostituiscono allo Stato.
Così, le varie forme di violenza continuano ad essere raccontate e l’insicurezza è percepita anche dai colpi di fucile che rompono il sonno notturno. Ma di questi 20 giorni con loro, più di tutto, custodiamo la calorosa accoglienza, la festa, la progettualità condivisa. Tra queste, Nyota, attività di apostolato non nuova nella parrocchia di Ndosho che vede coinvolti i laici saveriani italiani e di Goma nella cura dei malati epilettici più poveri e il loro accompagnamento in situazioni di particolare esclusione dalla vita sociale.
Un riferimento va fatto per i detenuti nella prigione di Goma, dove ci siamo recati una domenica mattina per partecipare alla Santa Messa guidati da Antonina Lo Schiavo, laica saveriana a Goma da più di 40 anni. Antonina, originaria di S. Marco di Castellabate (SA), esile nel fisico ma grande nell’animo e nei gesti, in accordo con il cappellano della prigione, ci ha condotto dopo un lungo corridoio nello spazio riservato alla Celebrazione Eucaristica. Non ho potuto fare a meno di vedere un gran cumulo di immondizia che bruciava tra la folla di detenuti. Poi la messa è iniziata. I canti uniti e la forza del suono dei tamburi mi hanno dato l’energia necessaria per rimanere vigile. E con la danza finale liberante di un prigioniero davanti all’altare, ognuno a suo modo ha elevato il suo grazie al cielo, alla vita che nonostante tutto si fa spazio anche tra i muri della prigione di Goma (dovrebbe ospitare 400 prigionieri, ce ne sono 3.200 tra uomini, donne e ragazzi).
Suor Caterina ci ha detto che si occuperà proprio di alcuni di loro in carcere per reati lievi e con qualche piccola somma a disposizione potrà accelerare le pratiche affinché possano esseri liberati al più presto. In questa stagione delle piogge fa freddo, perciò distribuisce coperte e vestiti e qualcosa da mangiare, perché il cibo ai detenuti non è previsto. A fare la differenza, anche in questa situazione, restano l’attenzione, la solidarietà, la cura. La missione, che è dono di Dio agli altri, si fa vicinanza e modello di un’umanità plurale e fraterna.







