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Vogliamo estendere a tutti nostri amici lettori un’importante scoperta che abbiamo fatto durante il Corso di Spiritualità missionaria che si sta concludendo nella comunità dei saveriani di Desio. C’è una via per diventare missionari nella nostra vita: imparare a conoscere il cuore del Padre. Perché è lì la sorgente della missione.  

È Gesù che ci ha mostrato questa via, è lui il primo missionario. La molla che l’ha spinto a venire tra noi è stata la conoscenza unica che lui aveva del Padre. Conoscendo il suo amore incredibile e la passione per ogni figlio e figlia, conoscendo il suo desiderio di essere con noi e di farci partecipare alla stessa sua vita divina, ha voluto venire a cercarci, per farci superare la diffidenza nei confronti di Dio e offrirci la gioia di entrare in comunione con lui.

Nel sesto incontro del nostro corso abbiamo visto che Gesù è venuto tra noi per farci conoscere il Padre. Tutta la sua vita e i comportamenti ci mostrano il Padre, ma è con la sua morte che la conoscenza del Padre raggiunge il culmine. Sulla Croce di Gesù, Dio ha tolto ogni velo e ci ha mostrato il suo volto. Nell’incontro, sono state sottolineate due qualità del Padre, particolarmente avvincenti, che Gesù ci ha fatto conoscere.
Tutte le relazioni del Padre nei nostri confronti sono assolutamente prive di ogni pensiero o progetto di dominio su di noi. Le altre relazioni sulla terra sono più o meno inficiate da una ricerca di appropriazione dell’altro, da qualche pensiero di dominio su di lui, di annessione, di sfruttamento. Le uniche relazioni prive del tutto di simili progetti, neanche inconsci, sono quelle che Dio ha con noi.

Dio è “il veramente Padre”. Come già i Profeti avevano fatto, Gesù parla di Dio “Padre Nostro”, non riferendosi all’immagine umana di padre, ma a partire dalla liberazione che Dio aveva fatto degli ebrei dalla schiavitù dell’Egitto. “Padre è colui che libera, è colui che vuole infinitamente la libertà dei suoi figli” e in tutto quello che fa mira alla realizzazione piena dei suoi figli.
Le due qualità sono connesse. Mentre i grandi di questo mondo dominano, Gesù sta in mezzo a noi “come colui che serve”, perché sa che il Padre è fatto così, sa che si fa servo di ogni suo figlio, in favore della sua vita e della sua realizzazione, unicamente perché è suo figlio amato. Gesù dona la vita per noi, perché sia chiaro che il Padre non ha il minimo desiderio di guadagno, è tutto solo amore e servizio, “si perde” per noi.

I miracoli di Gesù sono tutti gesti di liberazione. Libera le persone, le restituisce alla loro dignità. E quando guarisce non dice “io ti ho liberato”, ma “la tua fede ti ha liberato, ti ha guarito”. Chi seguiva Gesù non aveva da lui facilitazioni, ma era praticamente portato a dare il massimo sviluppo alle sue capacità. È impressionante vedere quello che sono diventati dei semplici pescatori di Galilea, che Gesù ha preparato ad avere un’incredibile responsabilità.

È rassicurante pensare che la nostra esistenza poggia su una relazione di Dio con noi totalmente priva di pensieri di dominio, anzi sapendo che ogni sua azione nei nostri confronti mira solo al nostro bene, alla nostra piena realizzazione. Un Dio così non si può non amare, è il solo di cui ci possiamo sempre fidare.
Quanto Gesù ha vissuto vale anche per noi. Più conosceremo il Padre, tanto più sentiremo il bisogno di farlo conoscere. Vale anche per rendere missionarie le nostre comunità cristiane. La via per diventare missionari è imparare a conoscere il cuore del Padre.



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