Vi spiego ''ce mut'' a Taiwan
Tornato in Friuli dopo vari anni di assenza, mi salutano con espressioni come queste: "Ce mut - come va"; "Ce mut statu - come stai"; "Ce mut vadie - come va"; "Ce mut ise la vite in Cine - com'è la vita in Cina"; "Ce mut ise la mission in Cine - com'è la missione in Cina?".
Com'è la missione in Cina? Come si fa a fare missione a Taiwan? Quante domande! Ma che bello essere indirettamente aiutati da voi a riflettere sul nostro modo di fare missione in Oriente!
Tre linee da seguire
I saveriani sono arrivati nell'isola di Taiwan (una volta chiamata "Formosa") vent'anni fa. In questo periodo ho vissuto e lavorato con vari saveriani. Attualmente sono con p. Fabrizio Tosolini di Adorgnano e p. Paulin Batairwa del Congo.
Dopo il periodo iniziale, quando c'era tanto entusiasmo e buona volontà, abbiamo dovuto studiare la lingua, cercare casa, trovare lavoro, comprare con gli amici il mobilio, le suppellettili e tutte le altre cose che occorrono in una casa. La vita poi ci ha aiutato a orientarci verso tre direzioni nel modo di fare la missione: la linea pastorale, la linea sociale e la linea del dialogo interreligioso.
Cercare, amare e vedere Dio
Ecco allora un primo "ce mut" nel fare missione: l'attenzione alla vita, all'esperienza, al progetto che Dio ha già fatto per noi in quel luogo. Un grande aiuto su come essere missionari anche a Taiwan ci è venuto dallo slogan spirituale che il nostro fondatore beato Guido Conforti ci ha dato: "Cercare Dio, amare Dio, vedere Dio in tutto".
La linea pastorale di aiuto alla chiesa locale ci ha portato ad accettare la parrocchia "S. Francesco Saverio", che i missionari saveriani avevano costruito negli anni '70 e poi avevano affidato alla diocesi quando abbiamo dovuto lasciare Taiwan. È una piccola comunità, come la maggior parte delle comunità cristiane dell'isola. Su 23 milioni di abitanti, i cristiani cattolici infatti sono meno di 300mila.
Non solo sacramenti
Viviamo la vita ordinaria di ogni parrocchia: la Messa, il rosario, la via crucis, aggiungendo sempre quel tocco della "familiarità" tipico di noi saveriani. Alla fine della santa Messa domenicale ci si ferma per bere il tè, per conoscerci meglio. Nelle feste di Natale e Pasqua, per i compleanni e onomastici, per i battesimi e le comunioni, invece, aggiungiamo anche il pranzo insieme.
Dai rapporti creati da questo "ce mut", pian piano siamo passati all'aiuto dei più bisognosi: la linea dell'attività sociale. Aiutiamo le comunità degli aborigeni che vivono in montagna, dove la domenica manca il sacerdote missionario per celebrare la Messa (anche a Taiwan c'è tanto bisogno di preti!). Abbiamo fatto e mantenuto il gemellaggio con un villaggio in montagna dopo il terremoto e abbiamo aiutato a ricostruire la chiesa. Ora stiamo aiutando i bambini e i ragazzi del villaggio con borse di studio perché frequentino la scuola.
Il valore dei rapporti umani
Questo "ce mut" - quasi una parola magica - ci ha aperto ultimamente la porta del dialogo interreligioso. Padre Paolino, laureato in scienze religiose, ha creato a Taiwan un modo nuovo di dialogo interreligioso: il dialogo della vita.
Spesso ospitiamo bonzi buddhisti e monache buddhiste a pranzo da noi. Oltre la curiosità e l'interesse per un altro modo di vivere - dato che i monaci e le monache buddhiste non mangiano carne - l'attenzione al cibo ci ha dato un aiuto anche per fare attenzione alle tante ricchezze personali presenti all'interno della nostra comunità.
Questi nostri modi di interpretare la missione a Taiwan, forse, sono lontani dal modo di concepire l'attività pastorale in Italia.
Ma la missione in Asia ci sprona a riscoprire il valore dei rapporti umani, da aggiungere al grande tesoro della tradizione che abbiamo ereditato.








