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Il 15 settembre Liviano e Loredana hanno festeggiato il 20° di matrimonio nel gazebo dei saveriani di Taranto. Liviano conosce i saveriani fin da ragazzo, gli abbiamo chiesto innanzitutto di presentarsi. È forse l’unico dei ragazzi che, più di trent’anni fa, seguivano le nostre attività e non se n’è dimenticato. La sua testimonianza ci è molto gradita, oltre che preziosa.

Per tutti sono Gianni o “il lungo” (sono alto 1,98). Ho 53 anni, sono sposato con Loredana da 20 anni e abbiamo un figlio che si chiama Viktor, di 15 anni e mezzo; frequenta il liceo scientifico. Sono un consigliere regionale della Puglia, ma spesso sperimento sterilità, sofferenza e solitudine. Mi appassiona e mi interessa, però, tutto ciò che riguarda l’umanità.

Vorrei prendere sul serio il vangelo (qualche volta ci riesco, altre assolutamente no). Mi dicono che a volte volo troppo alto, ma in realtà ho paura di prendere l’aereo. Provo a fare le diete, ma mentre le faccio qualche volta mangio di nascosto. In una fase della mia vita ho pensato di entrare nei saveriani, ma poi ho capito che non era per me. La mia amicizia con loro, in realtà, è precedente a Lama, quando ancora avevano la casa in via Pisa. Poi, qualche anno dopo, accompagnai p. Michelangelo Pennino e p. Antonio Anaya a vedere per la prima volta la villa di Lama. 
Ricordo che, entrando nell’attuale abitazione, pensavano ai giovani, alla pastorale giovanile, agli spazi disponibili. I padri sognavano, e noi insieme a loro, una casa accogliente, un luogo che fosse centro di feste e preghiera.

Il sogno saveriano di fare del mondo una sola famiglia, trovava casa a Lama e si declinava nella passione di p. Antonio, nella concretezza e nella simpatia tutta campana di p. Michelangelo, nella capacità di accogliere e condividere degli altri saveriani dell’epoca. Di missionari ne sono passati tanti in questi anni, la capacità di accogliere e condividere è rimasta la stessa. 
Tra le tante cose che i saveriani mi hanno insegnato, provo a citarne due: lo sforzo di abbinare il vangelo alla storia e l’incontro con Cristo, tramite l’incrocio con ogni persona. Mi hanno raccontato e testimoniato una fede fatta di concretezza, di passione per l’umanità, di attenzione solerte e concreta verso ogni persona.
L’altra cosa è la misericordia. Non una fede fatta di rigide regole, ma una fede fatta di cuore, capace di amare, anche quando è difficile farlo, di tendere la mano anche quando razionalmente è difficile trovare motivazioni per compierlo.

Con i saveriani abbiamo condiviso, per circa un decennio, l'esperienza delle Sentinelle. È stata al contempo scuola popolare per i ragazzi a rischio di devianza, proposta concreta di socializzazione in un quartiere periferico di Taranto, esperienza di comunità di base che pregava insieme e che provava a stare nella storia concreta di quegli anni quando, a Taranto, 151 persone furono uccise in lotte mafiose tra clan.

Dalla condivisione con i saveriani è partito il mio impegno politico con il desiderio di essere "voce di chi non ha voce, testimone e portatore dei bisogni dei poveri". Con mia moglie, nella cappella dei saveriani abbiamo pregato, sorriso, pianto, sognato insieme. Un’esperienza indicibile ed indescrivibile. Ma sono preoccupato. Mi pare vada sempre più riducendosi l'idea di essere comunità, il sentirsi "noi": persone accomunate da un destino condiviso, la cultura di solidarietà tra le persone. Attecchiscono sempre più culture anti qualcosa o qualcuno.

Anche la proposta ecclesiale, nonostante la santità di papa Francesco e la generosità di tanti, mi pare faccia fatica a creare interesse e coinvolgimento in tanti, nei giovani in particolare. Speriamo bene. Comprendo la riduzione delle vocazioni al presbiterato, l'aumento dell'età media dei missionari, che rallenta di molto ovviamente la possibilità di lavorare con i giovani e la necessità di ridurre i costi, un aspettto che ha portato alla chiusura di alcune case in altri luoghi. Nonostante questo, la presenza dei saveriani, la passione per tutto ciò che è umano abbinata al carisma missionario, sono sempre una grande ricchezza per la città. 



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