Uno Spigolo per la Mistica: I piccoli privilegiati del Regno
"Ti benedico, Padre, perché hai tenute nascoste queste cose ai sapienti, e le hai rivelate ai piccoli" Matteo 11,25. Frase che richiama la "pericope giovannea", chiamata così per l'empito contemplativo-sapienziale tipico di Giovanni: è uno dei vertici "alti" del Nuovo Testamento. Empito contemplativo, che Luca mette in bell'evidenza con uno stacco altamente emozionato: "Gesù trasalì di gioia nello Spirito Santo".
Ci piace contemplare Gesù, lo sguardo proteso verso l'alto, estatico, in trasporto di gioia delirante, per aver trovato l'uomo "giusto" su cui far riposare la salvezza: il "piccolo" che "sente" la salvezza come grazia-dono "esclusivo" di Dio; il "pubblicano" che si butta a terra, convinto fin nella carne che la gioia suprema non è "salvarsi", ma "lasci arsi salvare".
Quindi il bambino-povero-pastore-donna sono "i" protagonisti e "i" destinatari "privilegiati" del messaggio di salvezza: tutta gente-che-non-conta-perché-non-sa. Il bambino indifeso, bisognoso assolutamente di tutto, non-conta-nulla. La donna, incapace di "capire" la Scrittura, è meglio bruciarla che dargliela; l'obolo della vedova non val niente: la donna ammalata è in disperazione. Ma è la donna disperata che fa trasalire di gioia
Gesù: e le dice: "O donna, grande è la tua fede!". Ma è lei che ungerà i piedi a Gesù: e sarà simbolo. Ancora solo lei che userà il termine "sponsale": "Hanno portato via il "mio" Signore!". Ma è lei la "prima" salvata e "la" discepola, che riceverà l'incarico di annunziare la resurrezione all'uomo orgoglioso che "sa di sapere" e pensa di salvarsi con il "sapere-conoscere", il che è abominio e turpitudine.
E questo è il paradosso cristiano: che nessuno più efficacemente che Teresa di Lisieux ha ricevuto grazia di capire e di cantare in pagine veramente "dottorali". Se è vero che questa è la natura del messaggio cristiano, sarà anche vero che essere introdotti in questa vena d'amore-gratuità è purissima grazia e dono di Spirito Santo, proprio perché vi si prende per le corna l'orgoglio in modo frontale-diretto; il che è impresa "impossibile" per l'uomo in quanto tale.
Pertanto entrare in rapporto con Cristo non "razionale", ma "affettiva", corrisponde ad una rivelazione "carismatica" dello Spirito: "Se qualcuno mi ama, ci dice Gesù, anch'io lo amerò e mi "manifesterò" a lui!". "Dov'è il dotto-sapiente-erudito?" esclama Paolo. "Disperderò la sapienza del sapiente e l'erudizione dell'erudito, risponde Dio!".
Cristo si fa consolatore dell'uomo stanco e sfiduciato, che annaspa e si dibatte nel mare tempestoso della vita. Ebbene Cristo si fa amico sincero, dicendoci chiaramente: "Il mio messaggio con i "gesti" che lo ricamano, è un "peso", è un "giogo": però, giacché la tribolazione è una compagna inseparabile della vita presente, portatela "con-in-per" me: io vi do il mio Spirito che ve la renderà "dolce-soave".
Sforzatevi di imitare la madre per la quale la gravidanza è un peso: però, quando ha dato alla luce il bambino, gode. Anche voi portate "in-con-per" me questa tremenda mistura di gioie-dolori che è la vita: ve ne darò la ricompensa e nell'eternità, quando tornerò a prendervi. Ci credete alla mia Parola?".








