Una vita donata con gioia
Molti mi chiedono: “Quanti siete nella casa di Vicenza?”. Rispondo: “Siamo 15, più un laico”. In genere, si stupiscono, anche perché in questo tempo i presbiteri sono rari. Ma, poi, presento la comunità nei suoi diversi componenti.
Quattro hanno difficoltà a camminare, gli altri sono anziani, in cura, hanno bisogno di visite mediche e di medicine. Due soli sono giovani, Antonio e Carlos, e sono responsabili dell’economia, dell’animazione missionaria giovanile e del gruppo coppie. Fratel Vincenzo è infermiere e segue ciascuno di noi per tutelare la nostra salute. Alcuni tra noi, più robusti, sono disponibili per diversi servizi nella comunità, nella chiesetta di p. Uccelli, nell’accoglienza e ascolto di persone in difficoltà, nelle parrocchie per celebrazioni e per il sacramento della riconciliazione…
Tutti custodiamo nel cuore l’esperienza di tanti anni di vita in Africa, in Asia o in America Latina... Ricordiamo volentieri il tempo passato in missione, quando visitavamo con entusiasmo i villaggi sperduti, quando costruivamo cappelle, scuole, sorgenti e dispensari, quando preparavamo numerosi catecumeni ai sacramenti pasquali con istruzioni e ritiri, quando celebravamo liturgie vivaci e indimenticabili in chiese traboccanti di fedeli, quando ci sentivamo utili e… importanti. Ognuno può raccontare e scrivere una lunga storia e non dobbiamo perdere quell’esperienza bella e unica in “un archivio ammuffito”.
Il passaggio all’inattività, dovuta alla vecchiaia, alla malattia, alla fragilità, ci fa esclamare: “Se non posso più fare niente di tutto quello che ho fatto nel passato, a cosa servo ora? A nulla?”. Ciascuno di noi, con il tempo, la riflessione, la preghiera, la Parola di Dio, lo Spirito Santo, riesce a fare un cambiamento interiore nel prendere di nuovo, sul serio, il vangelo. Gesù ha vissuto un momento di vera inutilità ed è stato quello sul Calvario, in croce. Ma è stato anche quello di massima efficacia. Egli aveva detto, infatti, che, quando sarà elevato da terra, attirerà tutti a sé. La cosa più importante per Lui non sono stati i suoi miracoli o la sua predicazione, ma l’amore nel dono di sé, che si è manifestato nel venerdì santo della sua massima inutilità e debolezza.
La comunità saveriana di Vicenza nella sua fragilità è al massimo della sua efficienza, se disposta a offrirsi. Il bene operato nel passato della missione nei vari paesi riceve ora il sigillo di una vita donata con gioia. La nostra presenza in questa comunità locale, parrocchiale e diocesana, è testimonianza e grazia di vita missionaria che funziona con una rinnovata fecondità… “La vita è un dono, e quando è lunga è un privilegio, per sé stessi e per gli altri” (papa Francesco).
Gesù è risorto, è vivo, cammina con noi, è vicino, assume insieme a noi la vita e la storia. Le nostre vicende, anche le più dolorose, ricevono il raggio della sua Risurrezione. Siamo tutti uomini e donne della Pasqua, dell’Alleluia e testimoni della speranza che è in noi. Buona Pasqua!







