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Una vacanza ''mordi e fuggi'', Cosa faccio in Giappone

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Con la valigia in mano ho salutato le maestre e i 207 bambini della scuola materna cattolica di Haruki a me affidata nella provincia di Osaka, e il giorno dopo ero già alle Giaie di Presezzo a giocare con mia nipote Giorgia, una bella bambina di un anno e mezzo che ho visto per la prima volta, essendo nata durante la mia assenza dall'Italia.

A casa dopo quattro anni

Sono tornato dopo quattro anni di missione in Giappone e spero di avere il tempo per salutare le persone che ho conosciuto. Sarà difficile accontentare tutti, visto che mi fermerò poco. Con queste righe intendo scusarmi e raggiungervi almeno con un saluto e una preghiera.

Quattro anni non sono un periodo molto lungo, ma è sufficiente per constatare che diverse cose sono cambiate. C'è chi nasce, come la mia magnifica nipotina che porta gioia con la sua presenza; c'è chi si è sposato e sprizza felicità mentre mi presenta "l'altra metà del mondo"; c'è chi se n'è andato a vita migliore nella casa del Padre Celeste, ma c'è anche chi è nel dolore e nella sofferenza... Tutto questo è la vita!

Vangelo tra i non cristiani

Vi racconto un po' quello che faccio e che mi appassiona in Giappone. Lavoro ogni giorno nella scuola d'infanzia per l'educazione dei bambini. A molti potrà sembrare una cosa insignificante il fatto che un missionario perda il suo tempo a giocare con i bambini. In effetti non è proprio così. Nell'asilo solo una bambina e un'insegnante sono di fede cattolica; gli altri non sono cristiani.

Il mio compito è di dedicarmi alla trasmissione dei valori evangelici e ai programmi religiosi, insegnando le storie della Bibbia come racconti da cui trarre saggezza e valori educativi. Questo è il lavoro che mi occupa di più e che, oltre a mettermi in contatto con i non cristiani perché la fede sia apprezzata, mi permette anche di mantenermi dal punto di vista economico.

Quei cristiani "tuttofare"

Oltre alla scuola di Haruki, sono presente anche tra i cristiani della missione di Kumatori. Qui ho a che fare prevalentemente con persone battezzate. Alla celebrazione dell'Eucaristia domenicale partecipano circa 60 persone. Con loro leggo e studio la bibbia e il catechismo regolarmente.

Purtroppo, anche in Giappone i preti sono anziani, le vocazioni sono poche e i missionari giovani arrivano con il contagocce. Come chiesa ci stiamo dando da fare per far fronte alla situazione. L'ultima domenica di maggio, per esempio, dopo aver celebrato la Messa, ho presieduto un incontro di formazione di base per i cristiani impegnati, in modo da renderli capaci di guidare la preghiera domenicale in assenza del sacerdote.

Adesso che mi trovo in Italia, nessun prete va a sostituirmi nella missione di Kumatori. Durante la mia assenza, i cristiani si arrangiano e pensano a tutto: continuano regolarmente gli incontri di bibbia e catechesi, la domenica presiedono la preghiera della comunità, fanno anche la predica, distribuiscono la Comunione e la portano ai malati...

Il compito di evangelizzare

Penso che questa capacità di organizzarsi in modo autonomo, dinamico e "disinvolto" per far fronte a tutte le situazioni sia un aspetto molto bello, una caratteristica delle piccole chiese di missione. Alcuni collaboratori laici, per lo più convertiti e adulti, sono persone davvero formidabili. È bello vedere come la grazia di Dio li aiuti a crescere nella fede e nel servizio agli altri, permettendo loro di assumersi in pieno il compito dell'evangelizzazione. Lo Spirito del Signore lavora nella chiesa nonostante tutto! Lo sperimento soprattutto in missione.

In questo periodo di vacanza acquisterò qualche oggetto liturgico da portare a Fumatori. In Giappone producono di tutto, ma non questo tipo di cose. Sono felice di essere tornato in Italia, ma anche di lavorare per il Signore con i miei amici giapponesi.

Vi chiedo preghiere per me e per loro, perché possiamo rispondere in modo sempre più adeguato a quello che vuole il Signore da noi.



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