Una vacanza davvero diversa: “L’uomo propone, Dio dispone”
Ero rientrato in Italia dall’Indonesia per una vacanza di tre mesi. Ne sentivo il bisogno per una ricarica fisica, dopo l’estenuante lavoro nella grande parrocchia di san Matteo, alla periferia di Jakarta. Dopo tre settimane passate ad Ascoli da mio fratello, stavo andando a S. Benedetto del Tronto dalle mie sorelle, con una famiglia amica. Improvvisamente, sulla via Salaria, abbiamo perso il controllo, andando a sbattere contro un trattore di fronte. Macchina distrutta.
Eravamo in quattro persone. Tre indenni. Io, con multi frattura al braccio destro. Operazione e tre chiodi fissi, per ricucire attorno i pezzi dell’osso. Braccio al collo, medicazioni e terapie mattino e sera, e tanta pazienza. Col braccio destro bloccato, tutto mi è diventato più complicato. Ho obbligato la sinistra a fare le cose più necessarie. Ma non è facile. Impossibile usare il computer.
Avrei voluto, ma...
Così paralizzato, sono saltati tutti i programmi della vacanza. L’uomo propone, Dio dispone. Quattro mesi di cure e terapie: una vacanza davvero diversa! Una vera e completa guarigione sarà impossibile. Il Signore mi ha bloccato, visto che è difficile fermarmi. Avrei voluto fare tante cose, correre, fare viaggi, fare incontri con parenti ed amici, conferenze nelle parrocchie, veglie con i giovani. Avrei voluto far conoscere la situazione della chiesa in Indonesia, della mia immensa parrocchia a Jakarta, dei nostri impegni per tanti ragazzi bisognosi di tutto...
Avrei voluto parlare delle conseguenze dello tsunami, dei disastri dell’isola del Nias, dove noi saveriani abbiamo lavorato per tanti anni e dove c’è tutto da ricostruire. Tante cose avrei voluto fare. Parlare dei rapporti con l’Islam, spesso delicati e difficili e dei tentativi di dialogo; dell’impegno dei nostri cristiani per diventare persone aperte, capaci di trasmettere speranza e ottimismo...
Costretto a pregare!
Ma Gesù mi ha chiesto il riposo. Mi ha dato largo spazio per pregare e meditare. È una preghiera sofferta e silenziosa, fatta anche di lacrime e di nostalgia. La offro come sostegno al lavoro di p. Francesco Marini e di p. Eduardo Villena, costretti a portare anche il peso del mio lavoro. Gesù mi ha ricordato che la missione non è solo correre e fare. Ma è prima di tutto preghiera nella croce, per ottenere la grazia di Dio che tocca i cuori e converte. Grazie, Signore, di questa esperienza non programmata.
Lo scorso ottobre diversi sacerdoti di Ascoli mi hanno invitato a dare una testimonianza missionaria alle loro comunità. Abbiamo riflettuto su come diventare uomini e donne di speranza e abbiamo pregato per il regno di Dio. Anche in duomo, nella veglia missionaria assieme al vescovo e ai giovani, è stato un momento forte e gratificante.
Grazie e a rivederci
Approfitto di questa occasione per salutare e ringraziare tutti delle preghiere, dell’amicizia e di ogni aiuto, che hanno reso più leggera questa mia lunga convalescenza. Rafforziamo questo vincolo di fraternità per un maggiore impegno nella missione.
Il mio pensiero è già in missione. A metà novembre riparto per l’Indonesia, dove la comunità parrocchiale mi sta aspettando. Spero di arrivare prima del 20 novembre, per la festa delle prime comunioni. L’anno venturo, con la benedizione del Signore, spero di celebrare in Indonesia i miei 50 anni di sacerdozio, di cui 49 trascorsi in Indonesia. Insieme loderemo, benediremo, ringrazieremo il Signore. Grazie a tutti e a rivederci.








