Una tassa in più per i più poveri?
Il palliativo per un dovere di solidarietà
Ha fatto poco scalpore la proposta di una “tassa per i poveri” ai paesi ricchi. A cavallo tra gennaio e febbraio, i grandi della terra, riuniti a Davos per il forum economico mondiale, avevano messo al primo posto la lotta alla povertà.
Tutti d'accordo su un punto: ci vogliono 50 milioni di dollari in più ogni anno. Ma come tirarli fuori, e da chi?
Sono iniziati i balletti. Il forum di Davos è ormai diventato un'occasione di avanspettacolo. Il primo ministro inglese ha proposto di destinare lo 0,7 % del bilancio dei paesi più ricchi alla riduzione del debito dei paesi più poveri. Niente di nuovo: è una promessa vecchia, mai mantenuta. Il presidente francese pensa a un meccanismo stabile per reperire i fondi e propone una “tassa di solidarietà internazionale”. Come? Tassando: una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali ( tobin tax ), una tassa sui paradisi fiscali , una tassa sul carburante aereo e navale, una tassa su ognuno dei tre miliardi di biglietti aerei comprati ogni anno. Servirà a curare i malanni dei poveri, soprattutto dell'Africa: combattere malaria e Aids, dare acqua potabile, migliorare sanità e istruzione.
Sempre più tirchi. L'economista Jeffrey Sachs è chiaro: “I paesi ricchi hanno preso l'abitudine di fare bei comunicati, senza passare ai fatti”. In contemporanea al forum di Davos, Nelson Mandela ha detto: “La povertà non è naturale; è qualcosa che l'uomo ha inventato e che può essere sradicata dal senso di umanità. Superare la povertà non significa fare la carità, ma tutelare i diritti e la dignità dell'uomo. I nostri leader devono onorare le promesse fatte ai cittadini dei paesi più poveri. Dico loro di passare all'azione, di smetterla di limitarsi alle parole, di essere coraggiosi e immaginare un progetto serio per il futuro”.
All'inizio del 2002, le nazioni più ricche si erano impegnate a destinare lo 0,70 % del loro prodotto interno allo sviluppo dei paesi poveri. Solo tre paesi nordeuropei l'hanno fatto; gli altri sono ancora molto al di sotto (l'Italia, ad esempio è ferma a quota 0,16). Per il resto, come si fa ad affrontare seriamente le questioni dello sviluppo e della povertà, se si sta ad aspettare che i governi si mettano d'accordo su tasse tobin e paradisi ?
Imposta o giustizia? Non so a voi; a me personalmente l'idea di tassare i cittadini non va giù, non mi piace. Tasse e imposte sono la stessa cosa. La solidarietà non s'impone. Voglio dire: non è questione di imposta , ma di giustizia . Del resto, non capisco perché per fare le guerre i governi si ritengano autorizzati a usare a piene mani i fondi pubblici, mentre per la solidarietà con i poveri si debba ricorrere agli sms o ad altre tasse... sui poveri!
Una volta tanto, per giustizia, non si potrebbe fare il contrario?








