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La notizia è arrivata velocemente. Don Daniele Bravo, cappellano dell'ospedale di Alzano, è stato destinato all'Ospedale Bolognini di Seriate. Penserà qualcuno che non ha conosciuto don Daniele: “E allora? È normale che si cambi, oltretutto va in un ospedale più grande”. 

al Bravo don Daniele 02Il punto non è il posto in sé, ma ciò che questo presbitero è riuscito a realizzare nel luogo dove ha vissuto la sua missione di prete. Chi è passato in ospedale ha avuto modo di conoscere don Daniele. In questi quasi 10 anni di mia presenza ad Alzano ho sempre avuto la sensazione, senza togliere niente a nessuno, che don Daniele avesse sempre la testa con gli ammalati dell'ospedale, ai casi che conosceva e seguiva, alle tragedie che si vivevano in quelle stanze e lungo quei corridoi. Sempre disponibile, a volte anche oltre, è stato anche per noi Saveriani un punto di appoggio e di aiuto nei momenti di necessità per qualche confratello nel bisogno. 

Di solito, in questo spazio, parliamo dei nostri missionari. In fondo, anche questa volta, stiamo facendo la stessa cosa. Don Daniele ha saputo portare l’umanità e l’amore del Signore, nella sua vita di assistente religioso e spirituale, a tanta gente che è passata in quell’ospedale. Non me ne voglia don Daniele se parlo di lui e della sua missione, di come si è può essere vicini alle persone nel momento più difficile e fragile come quello della malattia e del dolore.

Ricordo in particolare un avvenimento di quand’era curato a Cologno al Serio. C’eravamo trovati alla solenne processione della Madonna del Rosario. Negli anni, i parroci invitavano tutti i preti originari di Cologno, o che vi avevano lavorato, ad un pranzo in canonica. E dopo questa fraternità sacerdotale ricca anche di barzellette e di aneddoti divertenti, curiosi e anche esemplari, tutti andavamo alla processione della Madonna del Rosario.

Bardato con un bellissimo e pesante piviale, mi appresto a uscire in processione per accompagnare don Daniele che regge la reliquia della santa Vergine. Quell’anno era toccato a lui l’onore di portare per le vie antiche di Cologno la reliquia. Per me era un giorno particolare, perché eravamo nel 25° della mia ordinazione presbiterale. Mi mettevo sotto il manto della Madonna che nonna Enrichetta aveva contribuito, assieme a tante donne fedelissime, a far confezionare dalle suore di Clausura. I giovanotti, che una volta erano sotto le stanghe di legno del baldacchino con la Vergine e gli angioletti del carro, adesso spingevano un comodo carro con le ruote. 

La banda intramezza le preghiere del parroco. Ripenso ai miei anni di sacerdozio, alla prima Messa, all’omelia pronunciata la sera dopo la processione. Era la prima e sono stato davvero breve. Quando il parroco di allora, il compianto don Michele Gerosa, uscì dalla sacrestia per ascoltarmi, stavo già ringraziando genitori, parenti, preti e amici. “Che fölmen!”, mi disse sorridendo, una volta in sacrestia. 
Un’ultima cosa. È stato scritto un libro per i 50 anni dell’oratorio. Tra le tante cose narrate per il periodo trascorso alla guida dell’oratorio, questa vicenda mi è parsa subito esemplare per capire poi il suo futuro. “Don Daniele era uno spirito meditativo, sempre attento agli ultimi, ai più deboli... A volte inforcava la sua moto, non per andare a farsi un giro, ma per andare in ospedale a trovare chi era ammalato, non certo di una banale influenza”.

Quando riceverete questo giornale saremo in maggio, mese dedicato alla Madonna. Ed è per questo che ho voluto ricordare quella processione con don Daniele, proprio perché la Madonna continui ad accompagnarlo come ha sempre fatto in questa missione così importante e delicata che è la vicinanza e l’accompagnamento agli ammalati. Lo ringraziamo per la sua bella presenza in mezzo a noi e per l’aiuto che ci ha sempre donato con grande cuore. Grazie don Daniele!



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