Una nuova missione da vivere ...in Indonesia
Stavo preparando la festa del 50° anniversario della parrocchia San Francesco d'Assisi a Padang, in Indoensia, quando il superiore mi ha detto: "Abbiamo bisogno di te nella missione di San Paolo a Pekanbaru". È stata una richiesta inaspettata. Ma se c'è bisogno, allora devo andare!
La semina a Padang...
Terminate alcune attività che erano in corso, dopo un saluto alla gente di cui ero stato parroco per quasi otto anni, il 16 marzo 2011 sono partito per la nuova parrocchia. Lasciando Padang, ho provato una grande pace nel cuore: sentivo che negli anni trascorsi in quella parrocchia si era instaurato una reciproco sentimento di fiducia e di rispetto nei rapporti con i collaboratori più stretti, con i membri del consiglio pastorale e con la gente.
Mi sono sentito benvoluto. Anche i momenti difficili, come il disastroso terremoto del 30 settembre 2009, ci hanno dato la possibilità di essere coinvolti in attività di assistenza e ricostruzione. Insomma, mi è sembrato che un po' di lavoro per "dissodare il terreno e seminare" era stato fatto.
Per il raccolto..., lasciamolo nelle mani del Signore!
Un territorio molto vasto
Da qualche mese, quindi, mi trovo nella nuova missione di San Paolo, a Pekanbaru, al centro dell'isola di Sumatra. Sulla cartina geografica della parrocchia, esposta nell'atrio della canonica, ho visto subito il quadro generale della realtà in cui mi trovavo: la parrocchia si estende da est a ovest per circa 150 chilometri, e da nord a sud per circa 50 chilometri. Comprende 29 comunità cristiane, divise in quattro zone pastorali. Alcune sono numerose, altre meno. I cristiani in tutto sono più di undicimila.
Mi considero fortunato anche per la nuova comunità saveriana in cui mi trovo: p. Ottorino Monaci, originario di Novara e veterano delle isole Mentawai, e p. Nasarius Rumairi, indonesiano con già alle spalle una buona esperienza missionaria in Camerun (Africa).
Campi di attività pastorale
Nella prima visita alle comunità mi sono reso conto dell'ambiente naturale e sociale in cui ero: una vasta pianura, interrotta solo da piccole colline, che durante gli ultimi decenni è stata trasformata in grandi piantagioni di palma d'olio (sawit) e di gomma (caucciù). La trasformazione dalla foresta vergine in rigogliose piantagioni ha provocato l'ingresso di molti immigrati - giavanesi, batak, nias, minangkabau - e ha dato avvio alla costruzione delle infrastrutture necessarie, strade e villaggi. Mi sono reso conto di essere fortunato a raggiungere tutte le comunità in auto!
In questo primo contatto, ho individuato anche i campi di attività pastorali più urgenti: rafforzare la catechesi a tutti i livelli, dando particolare attenzione alla formazione dei leader; consolidare la "Cassa di risparmio" parrocchiale, che sprona la gente ad aiutarsi vicendevolmente mettendo assieme i propri risparmi; aiutare nella creazione di strutture necessarie e adeguate per il culto e la catechesi.
Una vera chiesa!
Un impegno notevole è anche la costruzione della chiesa parrocchiale. È interessante notare che in vent'anni, a causa del rapido aumento dei fedeli, la chiesa è già stata ristrutturata e ingrandita due volte. Ora si tratta di costruire una vera chiesa. Abbiamo già ottenuto dalle autorità il permesso e non è stato facile, in un ambiente a stragrande maggioranza islamica.
Questo nuovo incarico per me è motivo di ringraziamento al Signore, perché mi è stata offerta la possibilità di dare il mio contributo al servizio di Cristo e dei fratelli.
È anche un aiuto significativo per tenere viva la mia fede.








