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“Un figlio prete, una figlia martire!”

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Il pomeriggio di venerdì 8 luglio ho voluto recarmi a Magliano Sabina, in provincia di Rieti, per partecipare al funerale di Simona Monti, la più giovane delle nove vittime italiane all’Holey Artesan Bakery di Gulshan, in Bangladesh. Mi ha spinto ad andare il desiderio di rendere in qualche modo presente il Bangladesh, dove ho lavorato per 21 anni come missionario.

Nella cittadina sabina un concorso di gente impressionante, dai paesi vicini e da Avellino, dove è sacerdote don Luca, fratello minore di Simona, che ha presieduto la Messa. Duomo, piazza e vie adiacenti, pieni di fedeli attenti e oranti; moltissimi i giovani.

“La affidiamo a te…”

Suona chiara la voce di don Luca agli altoparlanti: “La affidiamo a te, perché la sua giovinezza rifiorisca accanto a te, nella tua casa”.

Nell’omelia, don Luca è stato profondo e commovente. “Gesù, il primo a essere perseguitato da un sistema malvagio, dalla croce grida: «Dio mio, perché mi hai abbandonato?». È la stessa domanda che ci facciamo noi. Sotto la croce, tutti troviamo posto, a cominciare dai genitori, che hanno accolto con grande fede la figlia morta: «Il Signore ci ha chiesto un figlio prete e una figlia martire!»…”

“Quando i riflettori si spegneranno, resterà come il profumo del mattino di Pasqua, il testamento spirituale di mia sorella, che voglio inserire nelle beatitudini del vangelo. Beata te, Simona, che senza volerlo hai dato la vita. Beata te, che hai potuto rompere l’ingranaggio delle paure giovanili. Beata te, che hai voluto cogliere il grido dei poveri sottopagati per il loro lavoro. Sei il fiore più bello della famiglia. Grazie, perché mi hai fatto amare la canzone di Battiato: «E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire…»”.

L’angioletto nel grembo

Al termine della Messa, un grande applauso ha manifestato la partecipazione commossa dei presenti, che hanno accompagnato il feretro in silenzio per le vie della città, come don Luca aveva chiesto: “Siamo sfiniti, dopo una settimana di martirio; lasciateci portare Simona al cimitero e tornare a casa… Abbiamo tanto bisogno di raccoglierci in preghiera”.

È doveroso fare l’appello delle nove vittime italiane, perché non restino anonime: Simona Monti (Rieti), Nadia Benedetti (Viterbo), Maria Riboli (Bergamo), Adele Puglisi (Catania), Claudia D’Antona (Torino), Marco Tondat e Cristian Rossi (Friuli), Claudio Cappelli (Brianza), Vincenzo D’Allestro (Caserta): cinque donne e quattro uomini, tra i 30 e i 50 anni, tutti impegnati nel lavoro tessile in Bangladesh. Vi aggiungiamo Michelangelo, l’angioletto da cinque mesi nascosto nel grembo di mamma Simona.



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