Una storia senza fine
Fare del mondo una sola famiglia in Cristo era il tema della festa della Madonna del Soccorso di Poggio San Marcello, che quest’anno celebra anche i 100 anni della presenza dei Saveriani nelle Marche.
Domenica 4 maggio, apertura della settimana al santuario della Madonna del Soccorso, chiesa giubilare, nella cripta è stata inaugurata la mostra “I Saveriani a Poggio San Marcello e… in tutto il mondo”, alla presenza del parroco don Mariano Piccotti e del saveriano p. Emilio Baldin, che ha illustrato il percorso documentale esposto: “Sembra una piccola realtà Poggio San Marcello, ma è grande e ricca di vocazioni”.
La presenza dei Saveriani nel piccolo borgo è iniziata infatti nel 1925, quando mons. Costantino Bramati invitò in paese mons. Guido Maria Conforti, vescovo di Parma, che diversi anni prima aveva fondato la “Congregazione di San Francesco Saverio per le Missioni Estere” (i Saveriani appunto). Bramati donò un suo palazzo e altri beni affinché gli stessi missionari vi si stabilissero. E qui realizzarono una scuola apostolica (un seminario minore) per giovani da orientare al servizio missionario. Dal 1925 al 1956 i Saveriani furono dunque presenti a Poggio S. Marcello con un loro seminario, officiando nel Santuario della Madonna del Soccorso con grande dedizione ed impegno pastorale.
Nel 1947 venne inaugurata una nuova casa saveriana a Posatora di Ancona, un’esperienza durata fino al 1990, quando la nuova sede del noviziato diventò la struttura di via del Castellano. Anche per la mancanza di giovani vocazioni dal 2020 la comunità si è trasferita poi a Palombina.
Con un allestimento semplice e ricco di documenti e immagini, è stato presentato il lungo percorso saveriano nel mondo, le tante vocazioni di Poggio San Marcello, con missionari e missionarie che hanno operato nel passato e che tuttora rappresentano una parte importante del cammino marchigiano. Emerge la storia del Fondatore e lo stile di accoglienza e di ascolto della realtà saveriana, a cui Poggio è molto legata. Padre Baldin, ora responsabile della comunità di Ancona, ha sottolineato durante l’inaugurazione la bellezza della vocazione missionaria ed ha raccontato l’esperienza missionaria nel capoluogo dorico: “È importante e fondamentale, oggi, il dialogo con gli immigrati e un’attenzione particolare alle tante situazioni di chi è costretto a lasciare il proprio Paese. Pensiamo di dedicare particolare attenzione alla zona del porto dove forse c’è più bisogno di offrire presenza, tempo, ascolto… e continueremo sempre ad annunciare il Vangelo e a lavorare per fare del mondo una sola famiglia”.








