Una storia per ogni delegata/1
La zona delle Delegate del Sud Sardegna riguarda questi paesi: Uras, Pabillonis, Mogoro, Sardara, Ussana, Monastir, Guamaggiore, Guasila, Nurallao. Asuni, Arbus, Cortoghiana, Sant’Antioco, Gonnosfanadiga, Musei, Siliqua, Villacidro, San Giovanni Suergiu, Villa San Pietro, Selargius, Sestu, Cagliari. Parlando con le Delegate Missionarie, si imparano tante cose sulla storia missionaria della Sardegna. Lasciamo loro la parola.
A Villasor, incontriamo Paola. Da tanti anni lavora con i missionari. Quanti ne ha conosciuti, quante volte ha parlato delle missioni! Qualcuno l’aveva invitata a trascorrere qualche periodo in missione, ma lei ha risposto che la sua missione era nel suo paese, dove ha fatto conoscere a tanti come lavoravano e lavorano ancora oggi i missionari. Uno degli impegni a cui tiene particolarmente è l’Otto dies a sas animas (l’ottavario di preghiere per i defunti). È un modo per ricordare le persone che ci hanno lasciato e poi anche per aiutare i missionari. È contenta, anche se gli anni cominciano a farsi sentire.
A Gonnosfanadiga troviamo Elisa, delegata da 50 anni e più. In questo lungo periodo a contatto con i Saveriani, ha collaborato per gli Otto dies a sas animas, nella raccolta dell’olio per i missionari, nell’animazione in parrocchia e partecipando agli incontri a Cagliari. Ora sta rallentando, si sta avvicinando ai 90 anni. Si fa aiutare da Caterina e da Barbara a cui ha instillato il virus missionario e loro si sono lasciate contagiare volentieri. Le sono rimaste nel cuore l’apertura ai problemi del mondo e la voglia di sensibilizzare le persone.
Ora scendiamo verso il mare. A Villa San Pietro (sulla costa verso Pula), incontriamo Anna Maria. È delegata da circa 30 anni. Come tutte le altre, ha collaborato per gli Otto dies a san animas, con il giornale (diffusione e controllo indirizzi) e nell’animazione, insieme ad altre, nei paesi di Sarroch, Villa san Pietro, Santa Margherita di Pula, Pula e Domus de Maria. Ci confida che è bello stare in mezzo alla gente e sensibilizzarla, facendo capire loro che dobbiamo testimoniare il nostro amore concreto a tanti fratelli e sorelle che si sentono soli, sia quelli vicini che quelli lontani geograficamente.







