La strage dei 40 seminaristi
Il seminario minore di Buta (diocesi di Bururi) è rimasto un’oasi di pace in mezzo all'odio e alla vendetta che devastavano il Paese. Altrove, la sfiducia derivante dall’antagonismo etnico, sia tra gli studenti stessi che tra loro e gli insegnanti, aveva gravemente compromesso le attività scolastiche nelle scuole secondarie del paese.
Fondato nel 1965, il seminario nel 1997 ospitava 250 seminaristi. Gli insegnanti si sono impegnati per unire i seminaristi, assicurandosi che tutte le attività si svolgessero insieme: preghiere, studio, lavoro, pasti, sport e danze tradizionali. Hanno sottolineato che Hutu e Tutsi erano sia vittime che carnefici e che, in nome della fede cristiana, l’intolleranza e l’odio erano insensati. Durante la guerra civile burundese, la mattina del 30 aprile 1997, alcuni estremisti del partito CNDD-FDD uccidono 40 seminaristi. Questi giovani, di età compresa tra i 15 e i 24 anni, sono assassinati per essersi rifiutati di dividersi su base etnica (Hutu e Tutsi), dimostrando un notevole atto di solidarietà e fede di fronte ai loro aggressori. I seminaristi preferivano morire insieme piuttosto che essere divisi, perché erano animati da una profonda convinzione: Cristo ci rende fratelli e sorelle di un unico Padre. Questo tragico evento è diventato un simbolo di resistenza all'odio etnico in nome della fede in Gesù Cristo.
Nel prossimo articolo, riportiamo qualche pensiero o convinzione che, secondo i testimoni, sostenevano i 40 giovani. Di alcuni si ricordano le ultime frasi prima di morire, in mezzo al terrore. Questa raccolta presenta con molta semplicità la fede di questi giovani nella quotidianità della loro esistenza.







