Una ‘pausa’ dalla missione in Ciad
Carissimi lettori ed amici,
mi chiamo Adriano Cunha Lima, sono un missionario saveriano, di origine brasiliana. Il 30 giugno 2022 sono arrivato nella comunità di Roma per un periodo di studio e specializzazione.
Avevo 22 anni quando, nel 2009, i miei superiori mi hanno mandato in Camerun per continuare la mia formazione di base con gli studi teologici. Questo momento è stato fondamentale per la mia vocazione. Lì ho incontrato una grande comunità con studenti saveriani di 10 nazionalità diverse. Nonostante la nostra diversità, ci siamo riconosciuti come fratelli. Da quel momento, ho capito che il sogno di san Guido M. Conforti di fare del mondo una sola famiglia è possibile se Cristo e il suo Vangelo sono le fondamenta della nostra unità. Cristo ci esorta a guardare ogni persona, senza condizioni, come un figlio di Dio, e dunque come mio fratello, mia sorella. Questo modo di vedere il mondo fa sentire il missionario sempre ‘a casa’, sempre con ‘i suoi’.
È con questo spirito che, nel 2014, subito dopo la mia ordinazione presbiterale, sono arrivato a Gounou-Gaya, in Ciad. Il Ciad è un grande Paese del continente africano, nel cuore della zona del Sahel, ricco di bellezze e ricchezze naturali e culturali. Il Paese ha un’economia prevalentemente rurale. Purtroppo, il suo sviluppo è stato ritardato da guerre, conflitti politici ed etnici, al punto che il Paese continua ad essere tra i più poveri del mondo. La Chiesa è ancora giovane, i cristiani non sono la maggioranza, ma le comunità crescono rapidamente e con vigore.
I missionari saveriani sono arrivati in Ciad nel 1982 nella comunità di Gounou-Gaya, diocesi di Pala. I primi ad arrivare furono i padri Franco Sana, Romano Vidal e Sergio Favarin. In questi 40 anni, abbiamo fondato altre quattro presenze (Bongor, Jodo, N'Djamena e Bitkine) e vari confratelli di diverse nazionalità vi hanno lavorato. I saveriani, in particolare, hanno voluto presentare il Vangelo come un messaggio destinato ai popoli che ci hanno accolto. Per questo, si sono adoperati per far incarnare la Parola di Dio nella cultura e nella storia di questi popoli e per far incontrare la gente con Gesù Cristo. La traduzione della Bibbia, i libretti di catechesi e la formazione sono un segno evidente del desiderio saveriano di una missione incarnata, di vicinanza.
Dopo questi anni di missione, ringrazio profondamente il Signore per la chiamata alla vita missionaria e per aver potuto vivere con i miei fratelli musseys (un popolo del Ciad, ndr), che mi hanno accolto molto bene. Guardando indietro, penso di aver imparato più di quanto ho insegnato. Le difficoltà, gli errori e i fallimenti vissuti mi hanno reso un po’ più umile come missionario e mi hanno mostrato che l’essenziale è crescere nell’amore per Dio e per l’umanità, facendo in modo che la fede che abbiamo in Gesù diventi gesto quotidiano di amore (Gal 5, 6).
A Roma, studierò Scienze della Pace alla Pontificia Università Lateranense. Questo ciclo di studi è stato istituito nel novembre 2018 da Papa Francesco, con la Lettera “Il desiderio di pace”, in cui presenta la necessità che la Chiesa formi operatori di pace, capaci di dare una risposta adeguata e attuale a tutto ciò che minaccia l’integrità della vita umana e l’opera della creazione. Un’emergenza in questo mondo dove gli interessi di pochi hanno la precedenza sull’esigenza del bene comune, dove il conflitto sembra essere una soluzione per certe crisi e dove la pace e l’armonia nel mondo sono fortemente minacciate.
Mi affido alle vostre preghiere, perché questa nuova sfida missionaria mi aiuti a incontrare Cristo più pienamente e a condividerlo con i miei fratelli e sorelle.







