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Come ogni mese, abbiamo tenuto la riunione parrocchiale con le animatrici dell’Infanzia missionaria, nella parrocchia Sacro Cuore di Gesù, a San Paolo, in Brasile. Cerco di proporre temi che possano suscitare scambi di esperienze. Mi piace porre domande, ascoltare e ricevere reazioni, risposte, osservazioni, anche opinioni contrarie. Sugli argomenti individuati (bambini e teatro; bambini e canzoni; bambini e danze), i partecipanti hanno condiviso, e stanno condividendo in WhatsApp, situazioni, problemi, progetti e idee. Ma soprattutto ho assistito a una bella immagine che vorrei condividere con voi.

Due anni fa, ho conosciuto un padre di famiglia, con un figlio che stava entrando in seminario. E lui non l’ha presa bene. Si aspettava che il figlio facesse carriera e si sposasse. Quando ha appreso i veri desideri del proprio primogenito e dopo aver saputo che avevo scritto io la lettera di presentazione per il seminario, è entrato in confusione, quasi vivesse un lutto perché la Chiesa gli stava ‘rubando’ il figlio. Cerco di mettermi nei panni di questi mariti e padri che si sposano per amore, pregano, vanno in chiesa la domenica, si sentono responsabili della loro famiglia lavorando tutti i giorni, non fanno mancare niente a casa, vivono con onestà e generosità e hanno sogni e ambizioni per i figli. E quando questi lasciano il lavoro, l’università, per diventare presbiteri, non lo accettano, si allontanano dalla parrocchia e nemmeno ci salutano più.

Tra l’altro, non raramente, questi uomini si sposano con donne che fanno della Chiesa quasi una seconda casa, aiutano, collaborano con noi. Infatti, la moglie dell’uomo è attivissima in comunità così come la figlia. Entrambe sono animatrici dell’Infanzia missionaria. E un anno fa è arrivata la terza bimba. Alla riunione era presente tutta la famiglia. La moglie, la figlia (di 16 anni) e la più piccola avvolta in una coperta e coccolata dal papà durante tutto l’incontro.

L’ho visto sorridente e abbiamo chiacchierato. Mi è sembrato sereno, di buon umore e disponibile. A volte, le persone cambiano e diventano più accoglienti non solo per le grazie ricevute. Ci sono valori umani che arricchiscono e aiutano a vivere la gratuità, l’amore che rispetta, accoglie, capisce, collabora e si fa dono a partire dalla propria famiglia. E, forse, sta interpretando non come un lutto ma come una ricchezza avere un figlio seminarista.



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