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Rosa Maria Fellini, sorella di p. Pacifico, mamma di p. Vittorio, nonna di p. Piergiorgio

Ad ogni uomo capita di incontrare persone eccezionali che riescono a coniugare la semplicità di vita con l'adesione ad ideali evangelici quali la rinuncia a se stessi, la generosità, l'amore agli ultimi; persone che hanno una tale percezione del divino nella loro umile vita da sottomettere tutte le decisioni al vaglio della fede.

Non ricoprono incarichi dirigenziali in nessun campo dell'attività umana, eppure incidono in modo determinante nella vita di moltissime persone. In questo gruppo di esseri umani speciali rientrano le mamme dei consacrati, ed in particolare dei missionari, donne di casa dalla vita normale, che hanno ricevuto la grazia di partecipare direttamente ad un evento misterioso quale l'attuazione nella vita di un proprio figlio della chiamata a partecipare alla costruzione del Regno di Dio.

Rosa Maria Fellini, per tutti semplicemente Rosa, era sorella e madre di Saveriani: sorella di p. Pacifico Fellini, morto nel 1987 in Zaire, e madre di p. Vittorio Bongiovanni, attualmente impegnato nella sofferente Sierra Leone.

Rosa è morta il 24 luglio dello scorso anno all'età di 91 anni, da alcuni mesi era assistita perennemente dai figli in seguito all'aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Era nata a Spineda (CR), qui si era sposata con Mario Bongiovanni, morto il 12 ottobre 1990, ed a questo paese erano legati i momenti più significativi della sua esistenza a partire dalla nascita dei suoi sei figli. Padre Vittorio è stato raggiunto dalla notizia della morte della mamma in Sierra Leone e da qui ha spedito ai conoscenti una bellissima lettera in cui compone alcuni ricordi della mamma, ispirati da sentimenti che è difficile immaginare: "Abitavamo a Spineda. Un amico ci aveva prestato un porcile e lì mia mamma teneva ogni anno un maiale. Quando l'ammazzavamo lei preparava diversi pacchetti di carne e mi mandava in giro dicendomi: 'Portali a queste persone, sono poveri, e, quando lasci lì un pacchetto, dì loro grazie'.

Tutte le mattine la s. Messa. Quando nevicava o pioveva forte e faceva tanto freddo, c'erano in chiesa solo quattro persone: don Fantini (il parroco) che celebrava, io chierichetto, mia mamma e il sacrestano in coro che dormiva; quando ne combinavo delle grosse, per punizione non mi chiamava a servire Messa; così mi ha insegnato l'importanza della Messa. Ogni giorno, mentre menava la polenta, tutta la covata doveva essere attorno a lei per il rosario. Ricordo che era un rosario lungo, non finiva mai perché voleva ricordare tutti, sia i vivi che i morti e finiva sempre con una preghiera in dialetto che tra l'altro diceva: "terra siamo e terra ritorneremo", e qui bisognava

baciare il pavimento; siccome non ne volevo sapere di compiere quel gesto, ogni sera mi attendeva una scapola con annessa indulgenza e dovevo baciare il pavimento. Aveva ragione e devo riconoscere che col passare degli anni quelle scopale sono diventate bacini".

Padre Vittorio non era presente ai funerali della mamma, c'erano a rappresentarlo numerosi confratelli. È curioso domandarsi, però, che cosa avrebbe provato quando, durante la preghiera eucaristica, si è scatenato sulla chiesa parrocchiale un temporale tanto forte da far saltare l'impianto di illuminazione e di amplificazione, e da allagare le vie circostanti.

Caro p.Vittorio, nessuno sa cosa avresti provato quando, mentre sul tetto della chiesa grandinava ed a fatica si riconoscevano i volti dei presenti, p. Calza urlando invitava tutti ad applaudire ed a lodare Dio.

Una mamma santa una vera missionaria

Ero presente anch'io e pensavo a mia madre, morta sei anni fa, e a stento frenavo le lacrime. Avevo un nodo in gola, ma volevo urlare anch'io per sfogare il mio dolore represso, pur applaudendo e lodando il Signore. Mamme così ce ne sono poche e non dovrebbero morire mai. Sembrano davvero donne d'altri tempi e d'altri luoghi; fanno venire nostalgia di Cielo, nostalgia di sguardi e di tenerezze che solo le mamme sanno dare, nostalgia di tenerezze divine.

Ho detto anch'io due parole, prima di p. Calza, nel buio della chiesa a malapena illuminata dalle candele dell'altare, tra lo scrosciare della pioggia e il rintronare dei fulmini: "Pare di essere sul Calvario al momento della morte di Gesù, quando il velo del tempio si squarciò e il centurione esclamò: "Davvero costui è figlio di Dio!". E chi più di una mamma santa assomiglia a Cristo? Nel frastuono del temporale, accresciuto dal mormorio dei fedeli, ho ricordato quanto nell'ultima mia visita, alcuni mesi prima mamma Rosa mi bisbigliò: "Quando vedo lei è come se rivedessi mio figlio Vittorio".

Le risposi prontamente: "Ed io quando vedo lei è come se rivedessi mia mamma!". Le avevo appena chiesto scusa per averla forse disturbata: si era alzata a fatica dal divano con l'aiuto della figlia Milla. Mi rispose con un timido sorriso, con quelle dolci parole che non dimenticherò mai. Le chiesi di missionari. Mi affidai alle sue preghiere, e lo faccio anche adesso, soprattutto ora che essa vive per sempre nella luce di Dio.

Ogni volta che andavo a trovarla, non mancava mai di farmi un'offerta e mi diceva: "Torni ancora: questa è casa sua!". Grazie, mamma Rosa. Grazie di tutto: di ciò che eri, di ciò che dicevi, di ciò che facevi. Dopo la tua partenza il mondo è più povero. Mi rallegra, tuttavia, il pensiero che con te è più ricco il Cielo, e il sorriso di Dio riempie di gioia il tuo cuore.



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