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Era il 1946, da due mesi mi trovavo nell'Istituto saveriano di Massa della Lucania in provincia di Salerno. Assieme ad altri ragazzi della zona ce  n'erano una decina provenienti dalla Sardegna, dove i Saveriani non avevano ancora nessuna Casa. Padre Giovanni Picci, di Quartu s.Elena, p. Giuseppe Gitti, bresciano, erano allora alla ricerca di un luogo dove iniziare una fondazione saveriana. Il rettore a Massa della Lucania era p. Romano Turci reduce dalla Cina, medico specialista delle malattie della pelle. C'erano anche i padri Pasini Guglielmo, Aurelio Canizzaro, Giovanni Crotti e un giovane missionario, p. Aldo Guarniero.

Poco prima di Natale si seppe che p. Aldo doveva partire presto per la missione. Per la festa di addio fu organizzata una recita. In una scena c'era un ragazzo con la faccia dipinta di nero che rappresentava un ragazzo africano. Attorno a lui c'erano dei ragazzi bianchi che gli esprimevano la loro simpatia e gli promettevano tanti doni: uno svuotò le tasche e gli diede tutti i soldini che aveva, un altro gli diede un pallone, un altro gli regalò dei quaderni, un altro ancora una bella maglietta. L'ultimo appariva incerto come se non sapesse cosa dire e cosa fare. Finalmente si avvicinò al ragazzo dipinto di nero e gli sussurrò all'orecchio: "lo verrò con te in Africa".

Rappresentava il missionario partente: faceva il dono di se stesso partendo per la missione. Aveva in se stesso il grande messaggio di Gesù. Lo avrebbe donato al popolo a cui sarebbe stato mandato. Il cognome del ragazzo dipinto di nero era Zanda proveniente dalla Sardegna, il nome non lo ricordo più. Era un bravissimo ragazzo. Mi piacerebbe incontrarlo ancora, ora che anch'io sono in Sardegna.

Il più bel dono è condividere la vita con persone di diversa nazione, lingua, religione, per poter comunicare. La cosa più importante che il cristiano ha è il Vangelo di Gesù Cristo. "Il Vangelo è il più grande dono di cui dispongono i cristi ani. Perciò essi devono condividerlo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo che sono alla ricerca di ragioni per vivere" ( dal messaggio dei vescovi italiani).

Padre Aldo Guarniero, di cui festeggiammo la partenza per le missioni nel lontano 1946, partì davvero, non per l'Africa ma per il Bangladesh, ed è ancora là. Con la sua carità e il suo fattivo impegno missionario ha potuto comunicare il Vangelo a tante persone che hanno trovato in esso ragioni forti per vivere e condividere con altri i doni ricevuti da Dio.

Come p. Aldo (rimasto vivo nella mia memoria perché era la prima volta che vedevo un missionario partire) così tanti altri sono partiti e continuano a partire perché hanno in se stessi un dono, un'esperienza da condividere con tanti fratelli e sorelle nel mondo:

"Ciò che era da principio, ciò che noi abbiamo udito, veduto, contemplato, ossia il Verbo della vita, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia perfetta" 1 Gv 1, 1-4.

Questo è il punto di partenza obbligato della missione e di ogni evangelizzazione. Dobbiamo ascoltare con attenzione e intensità il Verbo della vita e contemplarlo per assumere uno stile missionario. Per questo il Papa e i vescovi ci propongono di riflettere su Gesù l'inviato dal Padre, che vive in mezzo a noi fino a morire per noi, che risorge e che viene e verrà.

La nostra Chiesa deve essere sempre più una Chiesa di discepoli che sentono di essere mandati in missione. Essa ha bisogno di persone umili che, in ginocchio e davanti agli uomini e alle donne di oggi, li scongiurano: "Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio". Questo è il più bel dono. Per portarlo al mondo vale la pena impegnare anche tutta la propria vita.



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