Una lettera dal Bangladesh
La missione è un dono immenso.
Natale ci ricorda il più bel dono di Dio al mondo: suo figlio Gesù. La missione è proprio questo: donare Gesù al mondo. Da un saveriano bergamasco, giunge a tutti voi - amici e benefattori - una breve riflessione sull’esperienza di essere dono.
La vocazione missionaria è un grande dono di Dio. Più che un nostro progetto - “voglio questo o quello” -, è l’investimento e la scommessa che Dio fa su una persona perché sia sempre più "un canale" della sua bontà.
Ed è anche “mistero”, perché presenta spesso orizzonti e sfide nuove in cui è necessario essere docili ai piani di Dio.
La missione in Bangladesh è difficile, ma offre anche soddisfazioni e doni. Cerco di accompagnare il cammino di questa chiesa che sta muovendo i primi passi. Anche le mie scelte e il mio modo di fare contribuiscono alla sua vitalità.
La gioia di vivere insieme
Pur vivendo nella miseria, la gente è ricca di grandi valori: ospitalità, religiosità, sobrietà, amicizia. Noi missionari ci sentiamo amati e ben voluti dalla gente. Più che ai nostri progetti, pur validi e importanti, scopriamo ogni giorno di più che siamo legati alla gente, per tanta cordialità e semplicità.
In questi anni è maturato in me un progetto missionario educativo. Prima di tutto, cerco di educare me stesso e la gente a lodare Dio e ad avere fiducia in lui. La Messa quotidiana e quella domenicale sono occasioni di gioia per i pochi cattolici della zona in cui lavoro.
La gioia di trovarsi, di vedersi, di pregare insieme costituiscono il “cuore” della mia comunità. La gioia e l’eccitazione dei bambini sono l’espressione più trasparente della nostra felicità di celebrare insieme l’Eucaristia. Non è raro infatti che qualche bimbo, muovendo i primi passi, raggiunga l’altare e catturi l’attenzione di tutti.
La fatica del servizio gratuito
Più difficile è educare la comunità dei cristiani al servizio gratuito e alla condivisione. A causa della miseria - ma anche per furbizia - i cristiani si sono abituati a ricevere. Sembrano sordi a ogni invito al servizio disinteressato. In mille modi, a partire dai gesti più piccoli, cerco di educare tutti, specialmente i ragazzi, alla fatica del servizio. Nella vita quotidiana ci sono tante piccole occasioni per servire e aiutare gli altri!
Vivo ogni giorno a contatto con tanti musulmani e hindu. L’accoglienza e l’ascolto, la premura e l’aiuto, il dialogo e la stima nei confronti di tutti sono per me qualcosa di essenziale per la mia vocazione e il mio modo di viverla.
A nome della gente, ringrazio tutti voi che mi siete accanto, per il sostegno e per la grandezza del vostro cuore.








