Una lampada sempre accesa
Entrando nella casa della Direzione generale dei missionari saveriani a Roma (viale Vaticano 40), a destra troviamo la stanza della portineria dove, su un mobile molto comune, si vede una lampada sempre accesa. Questa è contenuta in un piccolo cofanetto di vetro, non è grande, ha una forma caratteristica ed è fatta di carta dorata intagliata come un origami. Il suo valore deriva dal fatto che parla di gioia e speranza e arde come un fuoco inestinguibile di amore.
Questa lampada è stata portata dai cristiani della città di Yamaga (Giappone), come un simbolo della loro città e un segno di ciò che stava loro più a cuore nel partecipare alla festa di tutti i saveriani, in occasione della santificazione di san Guido Maria Conforti. La stessa lampada, ma di dimensioni leggermente più grandi, viene usata ancora oggi a Yamaga da mille donne che, il 16 agosto, se la pongono sulla testa come una corona e danzano per alcune ore celebrando il “ferragosto”. Nello stesso tempo, intendono intrattenere i loro cari defunti venuti a visitarli per alcuni giorni. Dopo essersi intrattenuti con loro, nella gioia e nella danza, li salutano, per attenderli l’anno successivo, al loro ritorno dal mondo delle tenebre.
Questa danza delle luci di mille donne che danzano attorno ad un centro che ricorda un altare agli Dei della città di Yamaga, risale a circa 800 anni fa. Si racconta che l’imperatore di allora si trovava in navigazione con il suo seguito sul fiume Kikuchi ma, a causa del maltempo e della corrente del fiume, il buio della notte lo colse in un luogo sconosciuto. Sentendosi perso nel buio cominciò allora a chiedere aiuto a gran voce e così fecero anche quelli del suo seguito. Improvvisamente, vide accendersi sulla riva sinistra del fiume una piccola luce, poi un’altra, un’altra ancora, poi molte altre. Queste luci si allinearono per incanto come a formare i bordi di una strada. L’imperatore, sorpreso dall’avvenimento, seguì le luci accese, percorse la strada formata da esse e si trovò nel villaggio di Yamaga. Tutti gli abitanti della città avevano acceso la lampada che possedevano e avevano indicato così all’imperatore il modo di scendere a terra, di arrivare fino alla loro cittadina e di ristorarsi con tutto il suo seguito.
Ecco perché la luce sempre accesa nella casa della Direzione generale dei saveriani ci parla di gioia e di speranza. La festa e la gioia non termina e non è limitata solo alle persone che ci circondano o vivono attorno a noi, ma va oltre, continua sempre, vi partecipano anche le persone che sono già in cielo in un mondo di luci e di Luce. Poi questa Luce è la nostra Speranza: indicandoci la meta ci illumina la strada verso quella gioia che non avrà mai fine e che arde come un fuoco inestinguibile di Amore.







