Le sfide di Atalaia do Norte
Sembra un sogno, ma è pura realtà. P. Alberto, che è partito da Ancona il 13 novembre 2018, si trova ora nell’estremo Nord del Brasile, in uno spigolo dello stato di Amazonas, al confine con il Perù e la Colombia. C’è solo una strada di terra rossa che congiunge la simpatica città di Letizia in Colombia dalle città di Tabatinga e Atalaia do Norte in Brasile.
P. Alberto ci manda messaggi da quel luogo così lontano e dice: “Cari amici, non so quando vi arriverà questo messaggio, perché qui internet è un disastro! Saluti a tutti da Atalaia do Norte, nel cuore della foresta amazzonica. Sono qui dallo scorso febbraio. È una città di 13mila abitanti, tra cui alcune centinaia di indios, che sono venuti da circa 70 villaggi indigeni molto distanti, sparsi in un territorio grande come lo stato di Rio de Janeiro (43.000 Km2). È una cittadina poverissima, senza fabbriche, circondata da foreste, dove abitano gli indios in villaggi poveri. L’occupazione la generano il Comune, di forma clientelista, e gli enti pubblici, con una assistenza che definirei molto precaria… Si fa la fame! I prezzi sono altissimi, perché tanti prodotti vengono da fuori.
È la parrocchia più grande del Brasile, come estensione, e il secondo comune più povero del Paese. La gente è molto buona, pur con gravi problemi. La sessualità è disastrosa, c’è molta droga e alcool, e pochi vengono in chiesa. Con p. Pino Leoni, che sta per arrivare, saremo due missionari e tutti e due saveriani. Ci sono anche tre suore, una laica saveriana dalla Spagna di nome Marta, tre missionarie laiche del CIMI (Consiglio indigenista missionario) addette agli indios, e una trentina di laici attivi che sto visitando. In chiesa mi hanno fatto una buona accoglienza, con molta simpatia e partecipazione. Hanno parlato il rappresentante del Consiglio pastorale e il nostro vescovo di Tabatinga mons. Adolfo Zon. Io ho risposto ringraziando.
Dom Adolfo è vescovo di Tabatinga da tre anni. È un saveriano spagnolo che ha lavorato a Belém e Abaetetuba. L’ospitalità e la gentilezza della comunità cristiana sono tra le cose più positive. In città sono mescolate alcune etnie, elementi indigeni, africani e bianchi, ma prevale l’elemento indigeno. Ci sono vie strette piene di moto. Ci sono evangelici pentecostali con varie belle chiese, ma minori di quella cattolica. Il Comune, di cui fanno parte centinaia di indigeni e altri poveri, fa molto poco… Insomma, le sfide sono grandi! Accompagnateci con la preghiera. Un grande abbraccio”.
Abbiamo ricevuto i due messaggi e ne abbiamo ricucito le notizie per seguire p. Alberto con la preghiera, l’attenzione e l’affetto.







