Una grande nostalgia di persone e incontri
Dio ha esagerato con la Colombia. Sarebbe un vero paradiso terrestre…se solo avesse la pace! È stata la nazione con la guerriglia più antica del continente e che è durato più a lungo. Da cinque anni, con il presidente Santos si è arrivati a un faticoso trattato di pace. Faticoso perché poi ha lasciato un po’ tutti scontenti ma, pur con una certa difficoltà, tiene ancora. La Colombia ha ricchezze di tutti i generi, per questo dico che è benedetta da Dio.
A differenza degli altri Paesi dell’America Latina, non c’è mai stata una dittatura militare, ma il fatto si spiega perché ci sono 21 famiglie potenti (adesso per via di matrimoni saranno magari una quarantina) che hanno in mano tutto e quindi c’è poco da fare rivoluzioni. Basti dire che il primato per il più alto numero di omicidi di sindacalisti e giornalisti ce l’ha, purtroppo, la Colombia. Due anni fa, c’è stato il primo sciopero generale, appoggiato anche dalla Chiesa, per chiedere più giustizia sociale e la fine della violenza. Insomma, finalmente il popolo si sta svegliando, sperando poi che il tutto abbia un seguito e soprattutto che non degeneri in violenza. Nonostante le difficolta economiche e sociali, il colombiano è un tipo allegro, ottimista, sicuro che il futuro sarà migliore del passato.
Parlando di Colombia tutti chiedono ancora di Pablo Escobar, della coca e della guerriglia. Aspetti senz’altro tristemente veri, ma c’è infinitamente di più nelle aspirazioni della gente, che lotta per la salute, la scuola, la giusta distribuzione delle terre e anela ad una pace stabile che si fondi sulla giustizia e la verità.
Noi “Missionari Saveriani di Parma” (ci chiamiamo così per differenziarci dai Missionari Saveriani di Yarumal che sono nati qui in Colombia) siamo venuti qui non tanto per evangelizzare (anche se ci sono numerose situazioni di primo annuncio), ma per cercare giovani generosi che non abbiano paura di mettere le loro vite nelle mani di Cristo. E questo per la semplice ragione che qui ci sono ancora figli, materia diventata rara nella vecchia Italia. Ma la lunga onda del consumismo e dello “star bene” sta arrivando anche in Colombia, con le conseguenze che si possono ben immaginare.
Ho lavorato dieci anni a Buenaventura, il più grande porto di Colombia sul Pacifico. Grazie a un lavoro metodico e costante, abbiamo introdotto il SINE (Sinstema Integral de Nueva Evangelización). È un cammino pastorale che si basa sulla formazione delle piccole comunità. Poi, ho vissuto altri dieci anni a Medellin, “la ciudad de la eterna primavera” e vero polmone economico, come formatore nel seminario saveriano. Poi, sono stato inviato a Cali, la capitale del “Valle del Cauca”. È una metropoli di quattro milioni di abitanti. Sono stato parroco della parrocchia di san Francesco Saverio, situata in periferia, con trentamila fedeli. C’è lavoro finché si vuole.
Ringrazio il Signore per aver realizzato il sogno della missione, a 51 anni! Prima, per vicende familiari, sono rimasto in Italia, dove ho svolto comunque un bel lavoro pastorale nella catechesi e nell’animazione missionaria e vocazionale tra le diocesi di Gorizia e di Udine. Ho trascorso 23 anni in Colombia e il desiderio era terminare la mia vita in mezzo a questo popolo che cammina, tra gioie e sofferenze, nella costruzione del Regno di Dio. Ed è un popolo meraviglioso.
Una serie di circostanze, tra cui questo disgraziatissimo Covid-19, ha fatto sì che fossi richiamato in modo stabile in Italia per continuare nel lavoro pastorale. Chiaro che nel cuore e nella preghiera ci sono le centinaia e migliaia di persone che ho incontrato a Buenaventura, Medellin e Cali, con cui ho condiviso la fede e il cammino e che, con la loro umile testimonianza, mi hanno insegnato molto. “Alabado sea mi Dios”!







