Una breve visita a Desio
Per alcuni giorni sono stato a Desio, dispiaciuto perché ho lasciato la Sierra Leone per problemi di salute. Ho potuto rivedere amici, raccontare qualcosa, parlare con i saveriani di questa comunità dove ho passato vari anni.
Addirittura mi sono talvolta sentito in missione, perché proprio in quei giorni i tanti pakistani presenti nei dintorni di Desio hanno celebrato il ramadan e sono venuti nel parco della nostra casa per la preghiera comune.
Quelle preghiere in lingua araba, con una melodia che ricorda vagamente il gregoriano e che sono le stesse in tutto il mondo, in Sierra Leone, a Freetown, erano un concerto mattutino: sparate a tutto volume dagli altoparlanti delle varie moschee alle 5 e 30 del mattino. Circondato da quella musica, mi veniva spontaneo pensare a Dio e dirgli: “Senti in quanti ti lodiamo!”.
La comunità di Desio l’ho trovata molto accogliente, anche nei confronti di chi deve continuare il suo cammino verso il cielo con un bastoncino, senza fare troppi sforzi. Tutto ciò mi fa riflettere e mi fa fare un consuntivo: ho 75 anni e confesso che li ho vissuti alla grande. Non riesco a pregare che il Signore “mi tolga il male”. Vedo quelli del gruppo “Nuova Amicizia”, famiglie che si ritrovano nella nostra casa saveriana con il loro figlio diversamente abile per condividere e celebrare. Mi chiedo: “Cosa ho fatto io, per essere così privilegiato?”.
Spero che la mia malattia e il dolore che talvolta provo, servano a qualcosa. Il mio pensiero corre al grosso problema che ho lascito in Sierra Leone: l’ebola, la febbre emorragica che non ha cure, e che ormai è fuori controllo.
Se potessi anch’io contribuire, con la mia piccola sofferenza, a fermare questo male che colpisce tanti miei amici, ne sarei veramente felice.








