Una bella e grande famiglia: Un... "ripasso" sui missionari saveriani
La "Società di S. Francesco Saverio per le missioni estere" è una famiglia religiosa che si propone come fine specifico la predicazione del vangelo ai non cristiani, secondo la volontà del Signore, che ha detto: "Andate in tutto il mondo e annunziate il vangelo a ogni creatura". Lo fa seguendo e rivivendo il carisma del beato mons. Guido Conforti, suo fondatore. Così si legge nelle Costituzioni che sono il regolamento generale dell'istituto saveriano per tutti i suoi membri.
Tre belle caratteristiche
Il nostro fondatore nella sua lettera - testamento ha scritto: "Con la carità verso Dio dobbiamo alimentare nei nostri cuori la carità per noi e per i nostri fratelli, e innanzi tutto per quelli che formano con noi una stessa famiglia e hanno in comune la vita, le fatiche, i meriti, la direzione, tutto, in attesa di avere comune, in un giorno più o meno lontano, anche la gloria celeste.
Tre sono le caratteristiche che devono distinguere il saveriano: lo spirito di viva fede che faccia vedere Dio, cercare Dio, amare Dio in tutto; lo spirito di obbedienza pronta, generosa, costante in tutto: lo spirito di amore intenso per la nostra religiosa famiglia, che dobbiamo considerare qual madre, e di carità a tutta prova per i membri che la compongono".
Tutti per uno, uno per tutti
In molte occasioni, sia a voce sia per iscritto, il beato Conforti definisce la "pia società" da lui fondata come "la nostra piccola famiglia", e richiama il dovere di ciascun saveriano "di conservare gelosamente il vincolo di questa unione santa evitando quanto potesse indebolirla, comprimendo in se stesso l'egoismo, la spirito di censura e della mormorazione, la tendenza alle contese e alle particolarità, la mania di comparire e di primeggiare. Tutto deve essere generosamente sacrificato sull'altare della concordia fraterna, che fa lieta la convivenza, consolida e rende prospere le istituzioni".
Ed ecco la bellissima frase finale della sua lettera - testamento, resa pubblica il 2 luglio 1921: "Con l'augurio che tutti un giorno abbiamo a ritrovarci in cielo nella stessa patria beata, dopo essere stati membri della stessa famiglia in terra, vi benedico".
Le speranze del futuro
La "piccola famiglia" ora è cresciuta: in Europa, con 28 comunità, di cui 19 in Italia; e nelle Americhe, in Asia e in Africa con molte piccole comunità, composte da due o tre missionari. La "piccola famiglia" di mons. Conforti ora è molto più grande e parla tante lingue.
Nel 1931, quando il fondatore morì, i saveriani erano meno di duecento, tutti italiani, e con una sola missione: la Cina. Ora sono più di 800, il 30% dei quali è costituito da messicani, brasiliani, africani, spagnoli, scozzesi, indonesiani, bengalesi... Sono i frutti più preziosi del lavoro instancabile di tanti saveriani, con una vita piena di sacrifici, conclusa talvolta nel sangue.
Nella nostra casa madre di Parma, una volta ricolma di un centinaio di giovani teologi, ci sono adesso una cinquantina di saveriani anziani, costretti dalla malattia e dagli anni a lasciare le loro missioni e a prepararsi all'ultimo viaggio, dove li attende mons. Conforti con una famiglia ancora più grande. Ma accanto, c'è la comunità internazionale della teologia, con una ventina di giovani provenienti dalle nostre missioni, tra cui due italiani.
In loro è riposta la speranza del futuro, perchè la "piccola famiglia" non scompaia e le missioni non restino senza operai.








