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di: Sara e Carlotta.

A marzo sono ripresi gli incontri del Centro missionario in preparazione a un’esperienza estiva in missione. Come buon augurio, pubblichiamo le testimonianze di Sara e Carlotta che, l’anno scorso, sono state in Bolivia.

La nostra avventura in Bolivia è cominciata il 18 agosto 2016 ed è durata un mese. Inizialmente, siamo state a Santa Fe e poi a Cochabamba. Le due realtà erano diverse l’una dall’altra, ma entrambe arricchenti!

Da tanto tempo volevo vivere un’esperienza di volontariato internazionale, convinta di aver molto da offrire. Ma è più quel che ho ricevuto, rispetto a quello che ho potuto donare.

La voglia di imparare

Mi è capitato di provare rabbia per la povertà che vedevo, per l’ingiustizia delle storie di vita che ho ascoltato, per un popolo con grandi potenzialità e che è abbandonato dalle istituzioni. Le sorelle missionarie fanno moltissimo e mi ha stupito che siano, quasi sempre, l’unico vero punto di riferimento.

Emblematico è il caso dell’unità educativa di Condoriri. I due fantastici insegnanti che vivono e lavorano nella scuola hanno saputo sfruttare al meglio il materiale di cancelleria che le suore hanno portato loro.

Negli occhi di quei ragazzi brillava la voglia di apprendere e la motivazione dei loro insegnanti era travolgente!

Rabbia e speranza

Non da meno è l’esempio di suor Maddalena. Quante bambine ha cresciuto come una madre! Sedute sotto il portico osservavamo le ragazze giocare divertite. Suor Maddalena ci ha raccontato le loro storie: abbandono, sofferenza e rifiuto erano il denominatore comune di quelle giovani vite.

Ma quello è un luogo di speranza. È l’altro sentimento provato, alimentato da tante persone che si impegnano ogni giorno per migliorare le cose, offrendo ai ragazzi un futuro migliore.

La sintonia con José Luis

L'esperienza in Bolivia per me è stata la prima nel campo del volontariato internazionale. Un periodo bellissimo. La Bolivia è consistita soprattutto in persone e in incontri. Vorrei richiamare tre momenti. José Luis è uno splendido e vitale bambino incontrato al Centro del bimbo denutrito di Cochabamba. Come molti suoi coetanei, José ha già un passato di violenze e privazioni, nonostante abbia solo 4 anni. Con lui è stata subito sintonia. La sua voglia di giocare, conoscere, sperimentare e il suo affetto sono stati ai miei occhi quasi un miracolo, considerando il suo passato. Rappresenta la speranza, la voglia di farcela nonostante tutto.

Un faro di serenità

Ricordo Cochabamba e i bambini del doposcuola (apoyo) con le sorelle responsabili del progetto, un’iniziativa davvero molto intelligente ed educativa. Consiste nel dare ai bambini e ragazzi un posto in cui poter stare, dove poter fare i compiti e giocare. In Bolivia non è scontato accedere ad una scolarizzazione (povertà, barriere naturali, politiche governative poco sagge). In tutto questo, l'apoyo offre un’alternativa, è un faro di serenità per molti piccoli studenti che possono vivere il periodo dell'infanzia come meritano.

Essenziale e serenità

Il "selfie" con Sara ci dice che la Bolivia è stata un’esperienza in tre dimensioni. Si è rivelato un viaggio fisico attraverso paesaggi e luoghi magici, che resteranno per sempre impressi nella mente. Si è trattato anche di un percorso intricato, fatto di scambi interpersonali e di apertura verso una cultura molto diversa dalla nostra.

Infine, la Bolivia è stata un modo per riavvicinarsi alla spiritualità e all'essenziale.

Di fronte a chi non ha nulla, resta solo ciò che conta veramente e si riscopre una serenità che difficilmente si sperimenta tra gli agi occidentali.



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