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Un sogno… coltivato da tanto tempo

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Dal diario di viaggio

Verso la fine del mese di ottobre, una laica Saveriana della Sardegna, Teresa Muroni di Tresnuranghes, e la volontaria Laura Fais di Sindia, accompagnate da p. Piero della Comunità Saveriana di Macomer, hanno visitato la missione del Burundi per esplorare un possibile Campo di lavoro, ... realizzando così un "sogno" di tanti anni. Con loro ha viaggiato anche un gruppo di missionarie Saveriane che, dopo vari anni di assenza, rientravano in questo Paese per aprire una nuova Comunità nella periferia della capitale, Bujumbura.

Sono le 6 del mattino quando l'aereo della Ethiopian Airlines tocca la pista di Bujumbura. Il sole che sorge sul lago Tanganika offre uno spettacolo affascinante. Inizia così l'incontro con l'Africa della regione dei Grandi Laghi: in Burundi, questo piccolo Paese con una storia carica di tragedie e di speranza. Ci accolgono con gioia e fraternità i missionari Saveriani che operano sul posto.

Durante il nostro soggiorno, durato tre settimane, ci è stata offerta la possibilità di aprire gli occhi su un altro mondo. Un conto è sentirne parlare, altra cosa è vedere la realtà con i propri occhi, incontrare la gente, stringersi la mano1, condividere gioie e sofferenze. La nostra base è stata la domus di Bujumbura, casa di accoglienza e luogo di passaggio per i tanti missionari e volontari che operano in Burundi.

Nostra guida p. Mario Pulcini (per 6 anni rettore della Casa di Macomer), attuale Superiore Regionale dei Saveriani in questa regione dell'Africa. Padre Mario ci ha accompagnato e guidato nella visita alle varie Comunità Saveriane del Burundi; quelle che operano nella capitale (cioè la parrocchia di Kamenge e il vicino Centro Giovani di Kamenge) e le due Comunità nel nord del Paese: Gisanze e Gasura.

È in quest'ultima missione che si stanno aprendo delle prospettive di inserimento e lavoro per i laici Saveriani. Ci è stata offerta anche l'occasione di visitar e la missione di Buyengero, luogo del martirio dei padri Ottorino Maule e Aldo Marchio l e della laica Katina Gubert (uccisi nell'ottobre del 1995).  Qui, le tombe di questi missionari, situate ai piedi del campanile della missione, gridano con voce più squillante delle campane la sete di pace e di riconciliazione di questo Paese.

In Burundi, tutti i missionari, Saveriani e non, insieme con la Chiesa locale, nel nome di Cristo, sono impegnati in un grande lavoro di ricostruzione. Non si tratta solo di ricostruire scuole e chiese, rovinate da tanti anni di guerra civile, ma soprattutto di ricostruire fiducia, dialogo e fraternità tra la popolazione. Di mettere cioè le basi per un futuro che vede persone di etnie e razze diverse lavorare insieme per costruire insieme un avvenire migliore per tutti.

Abbiamo incontrato tante suore, specialmente le suore di Madre Teresa, impegnate ad accogliere ed accudire in modo particolare gli orfani della guerra e gli anziani ormai senza famiglia. Spesso ci chiedevamo: se non lo facessero loro questo servizio, chi lo farebbe? A più riprese abbiamo visitato il Centro Giovani di Karnenge, luogo voluto già 10 anni fa dall'allora vescovo di Bujumbura come Centro di incontro, per insegnare alle giovani generazioni a vivere insieme, a parlarsi e ad ascoltarsi, a dialogare, ad inventare progetti e a lavorare insieme per realizzarli.

Non basta parlare di pace; bisogna creare una cultura della pace, operare per la pace e, camminando insieme, mostrare che si può vivere in pace. Questo è stato anche il terna della riflessione che il vescovo coadiutore di Ngozi ha sviluppato durante il rito in preparazione della festa del fondatore dei Saveriani, il 5 novembre.

Forse qualcuno si chiederà che cosa siamo andati a fare in Africa per un periodo così breve. Effettivamente, durante il nostro soggiorno in Burundi, non abbiamo fatto nulla! Questo viaggio e questo incontro con una realtà così lontana dalla nostra hanno allargato i nostri orizzonti e ci hanno permesso di toccare con mano la situazione spesso tragica di tanti Paesi del Sud del mondo. Ma, soprattutto, questa esperienza ha ravvivato in noi il desiderio della missione e la voglia di partire (o di ripartire) per camminare fianco a fianco con tanti fratelli e sorelle che cercano una strada nuova per il loro avvenire.

Si è certamente rafforzato in noi l'impegno per realizzare quel sogno che Dio ha messo tanti anni fa nel cuore del Beato G. M. Conforti di "fare del mondo una sola famiglia".

Teresa Muroni


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