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Per descrivere p. Aniello Salicone basterebbe pensarlo come un bambino, cresciuto in altezza e “larghezza”, perché del bambino ha sempre conservato l’innocenza nel cuore, nello sguardo e negli atteggiamenti. In lui si ritrovava il fanciullino pascoliano in tutto e per tutto.

Padre Aniello, salito al cielo il 18 novembre 2020 negli Stati Uniti, era il padre spirituale del gruppo ma, per noi due, è stato sempre una guida sicura, un punto di riferimento certo. Negli anni della “mitica” L.M.S., p. Aniello, insieme ai saveriani Carlo Primosig, Nico Macina, Nereo e Narciso, formava il “nerbo” dei saveriani di Salerno. Con loro siamo cresciuti nella fede, nelle varie esperienze e nei numerosi campi di lavoro.
Padre Aniello era il “teorico” che ogni sabato ci accoglieva nel salone e insieme discutevamo di argomenti inerenti alla Parola, per poi allargare le tematiche alla quotidianità.


Durante un campo di lavoro, a cui partecipavano molti ragazzi provenienti da varie zone d’Italia, c’erano un prefetto saveriano, Falcone, e una novizia, Maria Rosa. Una domenica mattina Falcone e Maria Rosa decisero di fare un giro sulla Costiera Amalfitana in Vespa. All’ora di cena i due non erano ancora rientrati, ma eravamo tutti tranquilli, tranne p. Aniello il quale iniziò ad agitarsi sempre di più. Fu la sua condanna!
Carlo e Nico organizzarono subito uno scherzo ai suoi danni. Fingendosi poliziotti, comunicarono all’ignaro Aniello che Falcone e Maria Rosa erano stati fermati e bisognava andare a fare il riconoscimento, perché trovati senza documenti. Il volto di p. Aniello diventava sempre più pallido e la voce tremante. Finita la telefonata p. Aniello si rivolse a noi spiegandoci tutto. Poi, chiede ai due complici di accompagnarlo in commissariato. Senza ottenere aiuto.

Padre Aniello, senza perdere tempo, prese le chiavi della sua auto e, da solo, andò alla ricerca dei due fermati. Poco dopo la partenza, Maria Rosa e Falcone rientrarono dalla gita e trovarono alcuni di noi che ridevano, altri preoccupati raccontarono loro l’accaduto. Al mattino, p. Aniello rientrò affranto, preoccupato, infreddolito per la notte trascorsa in giro sulla Costiera, stanco e senza aver ritrovato i due “vacanzieri”. Raccontò di essersi recato in tutte le stazioni dei Carabinieri e della Polizia, da Vietri sul Mare a Castellamare, ma di non averli trovati. Sia p. Carlo che p. Nico si mostravano preoccupati e solidali con lui. Lo accompagnarono in refettorio per farlo ristorare. Seduti al tavolo, riposati e allegri, p. Aniello trovò Maria Rosa e Falcone che facevano colazione.




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