Un reportage sull’acqua...
L’acqua è, in effetti, un problema a Chemba. A causa del cuneo salino, l’acqua dei pozzi è molto salata. Al fiume, i coccodrilli sono sempre in agguato e, nel periodo delle piogge, tra novembre e marzo non passava una settimana senza che una persona fosse uccisa, in un villaggio di novemila abitanti come Chemba.
L’anno scorso è stato realizzato un progetto che porta l’acqua dello Zambesi in alcune abitazioni del paese e in due fontane. Una parte del denaro destinato all’opera sparì. Così, l’acqua, invece di provenire direttamente dal fiume, percorre un tragitto più breve ed è estratta da una lanca, dove è ferma e impura. Per questo, era tabù parlare di acqua. Siamo soliti dedicare le due pagine centrali di “Pa kwecha” (ricordate? Il primo giornale pensato, scritto e stampato in mezzo alla savana, nato l’anno scorso e realizzato assieme a un gruppo di ragazzi e ragazze dello studentato) a problemi che interessano la gente di Chemba. Dopo avere parlato soprattutto di taglio illegale di foreste, sul secondo numero del 2018, era doveroso parlare di acqua.
Abbiamo pensato di realizzare un vero e proprio reportage. I più piccoli, guidati da Kussowa, 16 anni, hanno cercato sui libri e su internet dati relativi alla problematica dell’acqua nel mondo e in Mozambico, scoprendo, ad esempio, che ben il 51% della popolazione non ha accesso all’acqua potabile, mentre nella zona rurale, come Chemba, la percentuale sale al 65%. I più grandi, invece, guidati da Manuel e Armando, hanno raccolto le lamentele della popolazione, sono andati al fiume a intervistare le donne che ogni giorno rischiano la vita per procurarsi l’acqua e hanno incontrato l’assessore comunale ai servizi tecnici. Dopo un mese di lavoro, col giornale tra le mani, Angelo, il più piccolo, ha esclamato: “Questo numero, è il più bello!”.
Il giornale è stampato per gli abitanti di Chemba, ma è anche pubblicato da due blog mozambicani. Nel logo del giornale, la “H” di “Pa kwecha” è una scala che sale. Salire e guardare dall’alto, ecco che torna, di nuovo. A volte mi sorprendo di come, in pochi mesi, questi ragazzi figli di contadini e allevatori di capre, abbiano maturato un’intelligenza critica che li aiuta a vincere paure che gli adulti continuano ad avere. Insomma, credo che stiano diventando grandi.







