Siamo capaci di condivisione?
Mentre tornavo a Tuili, ho osservato una miriade di uccellini neri sui fili della corrente. Mi ha fatto pensare alla poesia “Settembre, andiamo, è tempo di migrare…”. Anch’io sono migrato prima dell’inverno europeo per tornare al caldo africano. Certo, in Italia si sta bene. C’è un’ottima assistenza medica, le case hanno luce e acqua, bagni e tanto altro.
Per questo, mi fanno male le polemiche suscitate contro i migranti, i profughi, gli africani. È assurdo dire che i “migranti economici” non hanno diritto a cercare migliori condizioni di vita. Perché i miei ragazzi camerunesi non devono aver diritto alla scuola, alla sanità, alla corrente elettrica, all’acqua potabile? Non sono persone? Eppure, qualcuno dice che stanno bene! Vorrei vedere chi riesce a vivere anche una sola settimana con il cibo razionato, una polenta di sorgo con una salsa di erbette bollite senza olio e sale... Allora, dovremmo dire che gli italiani emigrati nel passato erano invasori e non avevano motivo di emigrare solo perché poveri. Si chiudono gli occhi sull’Africa svuotata delle sue risorse a basso prezzo, sulla corruzione che le grandi multinazionali esercitano sui politici locali che non hanno scrupoli a svendere il loro paese e tenere la gente nella miseria.
Per fortuna, ho incontrato tanti amici e cristiani autentici. È sempre bello ritrovare la nostra chiesa di origine e poter parlare ancora in sardo con la mamma ottantanovenne. Certo, anche vedere le nostre chiese vuote fa soffrire. Mentre, quando si organizzano fiere o sagre, le folle accorrono. Si ha quasi l’impressione che del cristianesimo stia restando solo il folclore… Ma poi? Nel vedere i paesi spopolarsi perché non si fanno più figli, resta l’amarezza. Tutto il contrario dell’Africa, dove la popolazione è giovanissima, anche perché non si vive a lungo. Anzi, molti muoiono ancor prima di raggiungere i 5 anni.
La cosa più bella che ho vissuto durante questo soggiorno sardo è il campo scuola della Caritas, dai saveriani di Cagliari. C’erano tanti giovani, alcuni venuti da fuori Sardegna, per metà italiani e per metà africani, alcuni cristiani, altri musulmani. Una convivenza meravigliosa. Solo vivendo insieme si può scoprire che siamo tutti uguali, che i giovani hanno gli stessi sogni e le stesse esigenze, che l’Uomo è a immagine di Dio, qualunque sia il colore della sua pelle.
Ora sono in Camerun, dove continuo la mia missione. Oggi, il mio campo di lavoro è un Centro culturale che si occupa dei giovani che vanno a scuola e non hanno soldi per comprarsi i libri e nemmeno la luce in casa per studiare la sera. Nel nostro centro trovano questo e anche i computer con la connessione internet.
Sono la categoria che soffre di più. Sono in mezzo a un guado, tra la cultura tradizionale del villaggio e la modernità. Sta nascendo una generazione frustrata, che si sente respinta da tutti. A noi missionari il duro compito di accompagnarli. Le comunità cristiane viventi sono un grande aiuto. Vivere il vangelo ci trasforma in uomini veri, capaci di condivisione e sogni possibili. Grazie per il sostegno che mi avete dato. Il Signore vi benedica.







