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Sono bergamasco DOC di Ponte S. Pietro, all’imbocco della val Brembana, e sono l’ultimo arrivato nella comunità saveriana di Alzano Lombardo. Gli altri cinque confratelli sono tutti bergamaschi ad eccezione di p. Mario Curione che è originario della Basilicata.

La mia vocazione missionaria è iniziata sui banchi dell’oratorio di Ponte dove ho vissuto tutti i begli anni della mia fanciullezza, respirando il clima oratoriano di quegli anni: si pregava, si giocava e si partecipava a numerose iniziative. I miei luoghi di vita erano la scuola, la famiglia e l’oratorio. Ed è in questo ambiente che ho conosciuto il mondo cristiano e missionario. Con altri giovani abbiamo formato un gruppo missionario dove, tra le altre cose, ci impegnavamo a raccogliere fondi da inviare in missione. Il sabato pomeriggio facevamo la raccolta di giornali, stracci e carta da vendere per racimolare un po’ di soldi per le missioni. Tutto è iniziato da una mostra organizzata da un altro gruppo missionario. Da questo avvenimento, sono derivate tante altre attività, ma anche tanta amicizia e tanto impegno in parrocchia e in oratorio. 

Foto pubblicata in MS, agosto/settembre 2022, pagina delle Marche.È stata una palestra meravigliosa che ci ha fatto maturare nel nostro impegno cristiano e di amore per le missioni. Intanto, frequentavo l’università e mi sono laureato in Ingegneria. Ma questi studi mi hanno fatto capire che al di là della scienza e della tecnica c’era qualcosa di più grande e bello da annunciare al mondo. E in quel tempo, il Signore mi ha fatto sentire la sua voce. Così ho cominciato a guardare più lontano e a interrogarmi sul modo migliore per vivere la mia vita. E mi sono posto questa domanda: “Chi vuoi diventare e qual è il cammino che il Signore vuole da me: ingegnere o prete, professore o missionario?”. 

La risposta non è stata facile, perché la mia gente, in famiglia, avevano investito tanto su di me. Cambiare direzione con una scelta così radicale, mi pareva di tradire in qualche modo le aspettative dei miei genitori, di fratelli e amici. Ma sentivo che il Signore aveva altri progetti su di me. Così un giorno sono andato dal sacerdote dell’oratorio e mi sono aperto, manifestando il desiderio di diventare prete e, in modo particolare, missionario. 

Tutto è cominciato lì e il sacerdote che conosceva i Saveriani, perché aveva una sorella missionaria, mi fece conoscere questa comunità missionaria. Padre Dagnino, che conobbi a Parma, mi consigliò di terminare gli studi universitari che avevo iniziato. Per tre anni fui inviato nella comunità di Desio, sede delle vocazioni adulte e lì ho terminato gli studi di Ingegneria. Mi sono laureato durante il noviziato. Subito dopo, si sono aperte le porte della Teologia a Parma, dove per cinque anni mi sono dedicato agli studi teologici e biblici, oltre che alla conoscenza del mondo missionario. 

Mi appassionavano i racconti che i vecchi missionari facevano quando ritornavano dalle missioni. Sono stati anni di studi intensi e ricchi di tutto ciò che i professori ci insegnavano. Poi, arrivò la fine degli studi e la partenza per le missioni. La prima proposta è stata quella di andare in Congo, ma a metà dell’anno di studi di francese, vi fu l’espulsione dei missionari dal Burundi. Ecco allora che la Direzione Generale decise di aprire nuove missioni in Camerun e Ciad. Per questo, p. Meo Elia venne a Parigi per comunicarci le nuove destinazioni e per me fu il Camerun-Ciad e in particolare nella comunità di Gounou Gaya con p. Romano Vidal e p. Sergio Favarin. Due anni dopo arrivò il quarto, p. Carlo Girola.

La missione in Ciad fu molto intensa con tante soprese dovute al fatto che queste missioni, lasciate dagli Oblati di Maria Immacolata francesi, erano state un po’ abbandonate. I primi tempi non furono facili, anche perché erano territori di prima evangelizzazione, dove le comunità cristiane erano piuttosto fragili. In questo tempo è stata preziosa l’esperienza dei due confratelli che erano stati espulsi dal Burundi. Anni di grande lavoro pastorale, visite regolari nei villaggi per aiutare i catechisti nella trasmissione orale del Vangelo. Tante celebrazioni nelle aree sacre sotto gli alberi, trasmissione della Parola del Vangelo ogni domenica e noi con loro. 

Un aspetto molto positivo erano gli esami di controllo fatti nei villaggi ogni tre o quattro mesi. Era molto commovente ascoltare giovani, donne, uomini che raccontavano il Vangelo nella loro lingua, concatenando più vangeli imparati ogni settimana dal loro catechista. La Pasqua era la sommità della formazione cristiana, quando vedevamo i catecumeni arrivare al Battesimo e al matrimonio. Erano Pasque molto belle e ben vissute, sia dai cristiani che dai catecumeni. Erano giovani, mamme, papà che coronavano il desiderio di diventare cristiani. 
Poi venne il tempo di preparare il futuro di quelle missioni e, con p. Sergio Favarin, abbiamo iniziato a formare i giovani che volevano diventare missionari. Creammo cosi la PAF primo anno di formazione, la Filosofia e infine la Teologia. P. Giovanni Montesi è stato uno dei pionieri a iniziare il Teologato Saveriano a Yaoundé, mentre noi preparavamo i candidati a Bafoussam. Nonostante la resistenza di tanti confratelli, la formazione si è messa in moto e continua tuttora.

Come rettore prima della propedeutica e poi della Filosofia, vissi con gioia quegli anni, perché li sentivo importanti per preparare il futuro della nostra missione. Ma la missione continua anche se i protagonisti della formazione di allora sono stati chiamati in cielo: prima p. Montesi poi p. Sergio Favarin. E poi ci sono io che l’età ha costretto al rientro in Italia per cure. Ma, nel frattempo, giovani camerunesi sono stati chiamati a rimpiazzarci e lo stanno facendo bene. Come vedete il Signore ha uno sguardo sulla sua Chiesa e la anima con il suo spirito.

È iniziato per me il tempo dell’incontro col Signore che qui ad Alzano cerco di vivere bene in vista dell’incontro finale. Certo, non è facile vivere tutto questo nella malattia e nella diminuzione delle forze, ma mi sforzo di vivere tutto questo con il Signore, mio amico che mi ha tanto amato e che ha dato la sua vita anche per me sulla croce.



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