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Un mesetto in missione, Un’occasione per formare i giovani

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Spesso si sente dire: "I brevi viaggi in missione non sono una fuga?". È un'obiezione frequente nella mente di tante persone e a volte rischia di smorzare l'entusiasmo dei giovani che vogliono fare qualcosa di utile nella società e nella vita. I saveriani di Vicenza, in collaborazione con altre nove congregazioni presenti in diocesi, da vari anni organizzano un corso di preparazione per coloro che vogliono recarsi in missione per un breve periodo. Quasi 50 giovani partono ogni anno per dare una mano o per vedere l'operato dei missionari.

In punta di piedi, vogliamo constatare se dobbiamo prestare il fianco a certi giudizi generici su queste iniziative missionarie o se dobbiamo incoraggiarle ancora di più.

"La nostra casa è in Cile"

Ricordo Chiara e Fabio di Valdagno. Sei anni fa sono partiti per l'Ecuador per aiutare p. Brunelli, un missionario del loro paese. Erano fidanzati. Non avevano nessun programma circa il loro futuro, se non quello di sposarsi. In Ecuador hanno lavorato con i bambini poveri ed emarginati. Dopo un mese sono tornati in Italia, ma sono ripartiti quasi subito per il Cile. Là si sono sposati e vivono dal 2004.

"Il nostro futuro e la nostra casa ormai è presso questo popolo", hanno detto. Assistono bambini orfani, dirigono un dopo-scuola con 50 bambini e sono animatori di un bel gruppo di ragazzi adolescenti. Fabio e Chiara erano animatori nella parrocchia di S. Clemente a Valdagno e mantengono i contatti con la loro comunità di origine, stimolando altri giovani a seguire il loro esempio per essere utili alla società.

Invece di consumare...

L'esperienza di un mese in missione può sembrare poca cosa, ma per molti giovani rappresenta una grande occasione di toccare con le proprie mani la povertà e l'indigenza di tanta gente nel mondo. Il contatto con i missionari può essere l'inizio di un cambiamento di mentalità, per cui la cosa più importante non è consumare o spendere, ma il rapporto con gli altri.

In tanti giovani sorge anche il desiderio di vivere la propria vita come dono agli altri. Vari giovani hanno scelto di servire Dio e i fratelli nella consacrazione religiosa. Anche Mosè, vedendo il suo popolo schiavo in Egitto, capì la sua missione. Vedere altri fratelli nella sofferenza e nella miseria porta i giovani ad avvicinarsi a una scelta radicale di vita.

Cinque tonnellate di tappi

Dieci giovani della diocesi di Vicenza, dopo essere stati in missione per un mese, hanno sentito il bisogno di fare qualcosa per i missionari. Michele, uno di loro, dice: "Siamo tornati con la mente e il cuore carichi di immagini, sensazioni, emozioni, lacrime e sorrisi. Sentivamo il bisogno di un'iniziativa che potesse dare un significato e un sostegno alle attività dei missionari. Ed ecco l'idea: la raccolta dei tappi di plastica.

Avevamo conosciuto p. Palmiro Cima e avevamo notato che nella sua zona (Kinshasa, in Congo) c'era bisogno di un pozzo per garantire un costante approvvigionamento di acqua potabile. Il costo per realizzare quest'opera era alto e di soldi noi giovani non ne avevamo. Abbiamo fatto tanta animazione nelle scuole, negli ospedali e finora abbiamo raccolto più di 5 tonnellate di tappi. Siamo arrivati a metà progetto e pensiamo di concluderlo entro la fine dell'anno. Anche le piccole cose servono per costruire grandi ideali".

Chi fosse interessato ad aiutarci nella raccolta tappi per realizzare il progetto del pozzo, può contattarci via mail all'indirizzo raggidipace@libero.it">raggidipace@libero.it, o trovare informazioni sul sito http://www.myspace.com/raggidipace">www.myspace.com/raggidipace. Ci metteremo subito in contatto con voi per qualsiasi informazione, consegna di materiale (volantini e contenitori) e ritiro tappi.

A Vicenza invece, presso la casa dei saveriani, è allestito un punto di raccolta per chi vuol portare i sacchi di tappi direttamente.



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