Un inno di bontà, tutto il mondo
Buon Anno! È l'augurio che facciamo e riceviamo da tutti coloro che incontriamo in questi primi giorni dell'anno nuovo. Forse per molti è solo un rito, un'abitudine, una tradizione che nasce da buoni sentimenti. Ci illudiamo che le cose possano cambiare in meglio, che l'anno vecchio sia davvero morto e sepolto, Speriamo che il nuovo sia interamente nuovo, del tutto diverso dal vecchio.
Non solo per un giorno
Gli auguri non bastano mai, anche se si sprecano! In fondo, sono belle parole , anche se vengono dal cuore. Ma poi occorrono i fatti concreti, le azioni di ogni giornata. E non solo per un giorno, per il capodanno; ma sempre. L'anno nuovo sarà tale se lo vivremo interamente nella novità. Sarà buono se lo sapremo riempire di bontà. Anzi, meglio: sarà buono se noi stessi saremo buoni.
Per essere ancora più concreti, è bene che ciascuno di noi rifletta personalmente e si chieda: “sono davvero buono?”. C'è gente che si crede tale, solo perché non fa del male a nessuno. È già qualcosa, ma non basta. È solo metà dell'opera. È buono chi fa il bene. E non soltanto a Natale e a Pasqua, magari andando a Messa e facendo un'offerta per i poveri. È buono chi fa il bene sempre, con gioia, sperimentando nella realtà di ogni giorno che c'è più gioia nel dare che nel ricevere.
La bontà di madre Teresa
Augurando Buon Anno a voi, cari amici e lettori, vi saluto con un pensiero sulla bontà di madre Teresa di Calcutta:
“Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore e più contento. Sii l'espressione della bontà di Dio: bontà sul tuo volto e nei tuoi occhi; bontà nel tuo sorriso e nel tuo saluto.
Ai bambini, ai poveri e a tutti coloro che soffrono, nella corpo e nello spirito, offri sempre un sorriso gioioso. Da' loro non solo le tue cure, ma anche il tuo cuore.
Siate cortesi l'uno con l'altro: è meglio commettere errori con cortesia che fare miracoli con scortesia”.








