Un “grazie” dietro l’altro: A quattr’occhi con me stesso e con Dio
Eccomi finalmente! Sono giunto a una meta, consapevole che non è ancora la meta. Il cammino è lungo una vita e le tappe sono tante. Guardando indietro, provo quanto sia sincera e potente la felicità Il noviziato è stato un grande privilegio che mi è stato consegnato come un dono da vivere. È stato un tempo di grazia, un tempo lungo e denso, nel quale ho potuto mettermi a quattr'occhi con me stesso per cercare e percorrere i passi che Dio cammina dentro la mia vita, per verificare se questo è davvero il progetto che il Signore ha per me.
Passi che a volte sono bisbigli e altre volte sono come terremoti.
Accanto agli "ultimi"
È un cammino che non ho percorso da solo. Per questo è giusto e bello dire "grazie" a tutti quanti hanno condiviso la strada. Innanzitutto, grazie alla comunità saveriana di cui ho fatto parte in questi due anni. Grazie a ciascuno di voi, alla sensibilità e alla ricchezza d'umanità di ognuno, così diversa da quella dell'altro, ma proprio per questo così complementare da renderci comunità. Grazie perché ho sperimentato e imparato cosa significa "essere e fare" vita comune.
Grazie agli amici della comunità "il focolare". Insieme, abbiamo spezzato la Parola di Dio e l'abbiamo intrecciata con la nostra vita, le sue sofferenze e le sue gioie. Insieme, abbiamo conosciuto Gesù che sceglie gli ultimi e i dimenticati. Lui ha deciso di camminare con noi, di prenderci per mano e liberarci. Grazie a ciascuno di voi, a chi c'è e a chi ci ha detto arrivederci alla vita che verrà. Grazie perché avete stravolto la mia prospettiva e mi avete insegnato che la malattia - l'hiv - è come un paio di occhiali: se messi per il verso giusto, diventano una ragione per amare la vita, davvero e fino in fondo.
Con voi ho messo radici
Grazie alla comunità di Polverigi, la parrocchia che mi ha accolto in questi due anni; grazie per il vostro impegno missionario e per la vostra creatività... con i piedi per terra. Un grazie schietto e profondo in particolare al gruppo dei ragazzi e alla nostra bella amicizia. Grazie perché nei nostri incontri siamo maturati insieme, donandoci reciprocamente uno sguardo critico e riflessivo sulla realtà che ci sta attorno.
Grazie infine a tutti gli amici, i giovani, i laici saveriani che frequentano e tengono viva la casa dei saveriani di Ancona. Grazie, insomma, a tutte le persone conosciute in questi due anni, perché conoscersi è mettere radici gli uni negli altri e coltivarle.
Ora ho davanti i quattro anni di studio della teologia. Il mio desiderio più forte era partire per l'Asia o l'Africa, ma la mancanza di studenti saveriani italiani ha fatto sì che fossi destinato alla comunità internazionale di Parma. Camminare significa anche affidarsi...
Con lo spirito di chi è pronto a mettere di nuovo i piedi sulla strada, vi saluto e vi chiedo un ricordo nella preghiera.








