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Il 24 luglio è stata una giornata particolare per i saveriani della Sardegna. Abbiamo ricordato p. Filiberto Corvini, un instancabile missionario e appassionato dell'isola, dove ha lavorato per tanti anni, che se n’era andato in punta di piedi dieci giorni prima, a Parma.

Sapevamo che soffriva per un male imperdonabile, ma la speranza e le preghiere di tanti amici e amiche erano affinché non se ne andasse proprio ora che la sua casa di via Sulcis aveva riaperto i battenti.

Sono venuti in tanti

Ora p. Filiberto ci sta vedendo dal cielo e come un angelo viene a farci visita con il suo sorriso accogliente e pieno di fiducia nella Provvidenza. La notizia della sua morte avvenuta il 14 luglio si è diffusa in un baleno e subito abbiamo fissato la data per commemorarlo a livello cittadino, tanto era entrato nel cuore dei cagliaritani.

Lo stesso vescovo ha voluto essere presente: un segno di vicinanza e di riconoscenza della chiesa di Cagliari verso tutti i saveriani che, assieme a p. Filiberto, hanno lavorato in Sardegna. Perfino da Carbonia è arrivata una delegazione di animatrici missionarie portando un cesto di frutta per l'offertorio, e da un vivaio di Iglesias sono arrivati i fiori che hanno adornato l'altare. La celebrazione della Messa è stata semplice e familiare, molto partecipata.

Ci protegga dal cielo

In quanti l’avevano conosciuto traspariva la gioia di ritrovarsi assieme, come lui diceva, “in allegria, in preghiera e lavorando per le missioni”.

E i ricordi fioccavano...: uomo delicato, animo nobile, sempre ottimista, pronto a spronare tutti ad amare molto la Madonna con il rosario; nei momenti della sofferenza non faceva mancare la sua vicinanza con un telefonata o una lettera…

Dopo la Messa, ci siamo radunati nel refettorio della casa per condividere - come lui ci ha insegnato - quanto ciascuno di noi aveva portato. Torte,​dolci, riso freddo... hanno allietato il nostro incontro in occasione della partenza di un amico verso il cielo. Ora la casa saveriana di via Sulcis ha un protettore in più nel cielo.

Il racconto di p. Corvini: “ricchi di doti e dignità”

Padre Filiberto, poco prima di morire, aveva scritto raccontando la sua esperienza in Sardegna:

“Per quindici anni, gli anni giovanili del correre facile e dell’entusiasmo più vivace, mi sono trovato a lavorare in Sardegna attraversandola in lungo e in largo. Ho visitato tutti i paesi da Stintino a Villasimius.

Della Sardegna ho ammirato le bellezze, naturali e artistiche; ma io non sono passato da turista. Ho incontrato la gente ed è dalla gente che sono stato impressionato. Ho prestato servizio sacerdotale nella maggior parte delle sue chiese, sia grandi che piccole. Ma come sacerdote mi piaceva pure partecipare alle sagre.

Soprattutto in Sardegna ho confessato tanto. A quei tempi, era di regola cominciare alle cinque e mezza del mattino, l’ora degli uomini o più comunemente degli anziani. E si faceva anche il doppio turno, mattina e sera.

Andavo molto spesso nelle scuole, soprattutto al sud dell’isola e nel Sulcis. E non c’era paese dove non entrassi anche nelle famiglie, in contatto diretto con la gente e i loro problemi. Un’idea della Sardegna me la sono fatta anch’io. Se all’inizio viaggiavo con il bagaglio delle mie idee e della mia preparazione, poi facevo molto uso dell’esperienza del luogo. Mettevo a confronto quanto potevo aver sentito con quanto l’esperienza quotidiana mi suggeriva.

I sardi sono ricchi di doti e di dignità. Valori e qualità, usi e costumi che trovano riscontro anche nella loro fede e tradizioni cristiane che coinvolgono l’intera popolazione con una grande forza sociale e attrazione di vita”.



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