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Il 14 aprile 2018 i giornali riportavano, con grande risalto, la notizia dell’attacco missilistico notturno di Usa, Francia e Gran Bretagna alla Siria. “Alle 3 di sabato, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno sferrato un attacco missilistico contro la Siria di Bashar al Assad. Si è trattato di un'operazione di precisione che ha preso di mira esclusivamente sospetti siti di armi chimiche. L'attacco è stato reso noto da Trump: “Un attacco perfettamente eseguito la notte scorsa. Grazie alla Francia e alla Gran Bretagna per la loro saggezza e le capacità dei loro eserciti. Non ci poteva essere risultato migliore. Missione compiuta!”. La portavoce del ministero degli Affari esteri russo, Maria Zakharova, ha qualificato l’operazione come “un'aggressione terrorista”.

Per l’operazione “perfettamente eseguita”, gli americani hanno mobilitato caccia torpedinieri e sottomarini d’attacco, appoggiati da bombardieri B1-B (costo 283 milioni di dollari ciascuno) che hanno esploso da 120 a 130 missili Tomahawk (prezzo 1 milione di dollari ciascuno). I francesi hanno approfittato della micro-operazione per testare armi nuove, fra cui i missili da crociera navali MdCN (costo 3,64 milioni di dollari ciascuno) e gli inglesi, con i loro bombardieri Tornado (prezzo € 100 milioni ciascuno) hanno sparato i cruise Storm Shadow (costo € 850.000 ciascuno).

I giornali non hanno parlato del numero di morti e feriti, di scuole, ospedali e residenze rasi a suolo… come se fossero dettagli secondari. I rappresentanti delle superpotenze, da parte loro, si sono dedicati al consueto scambio di accuse. Quanto a noi, non possiamo evitare un’amara considerazione. Quei missili che sono caduti sui bersagli siriani e gli aerei che li trasportavano avevano già una storia, non erano alle loro prime “prodezze”. Come tutte le armi, avevano una qualità che le rende micidiali prima ancora di essere usate. Come dire… “hanno effetto retroattivo”. Sì, le armi uccidono anche quando non sono usate. Prima ancora di uscire dagli arsenali, dai silos, dagli hangar hanno già ucciso, storpiato, ridotto alla miseria milioni di persone, intere nazioni…

Lo afferma - chi lo direbbe? - un uomo che non può certamente essere accusato di ingenuità, Dwight David Eisenhower (1890-1969), che fu Capo di Stato Maggiore dell'Esercito più potente del mondo e presidente degli Stati Uniti d’America: “Ogni colpo che viene esploso, ogni nave da guerra che viene inviata, ogni razzo che viene sparato, significa, in ultima analisi, un furto a coloro che soffrono la fame e non sono nutriti, a coloro che hanno freddo e non sono vestiti. Il mondo in armi non sta spendendo soltanto dei soldi. Sta spendendo il sudore dei suoi lavoratori, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi bambini”.

E papa Benedetto XVI, nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2009, affermava: “Suscita preoccupazione l'attuale livello globale di spesa militare... Le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese militari e per gli armamenti vengono, di fatto, distolte dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto”.



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