Un di più di amore e di bontà
In queste pagine riflettiamo sulla riconciliazione e sul perdono, tra persone, gruppi e popoli. Presentiamo esperienze missionarie provenienti dal Messico, Kosovo, Burundi, Congo RD, Camerun, Sierra Leone. Perdonare non è minimizzare (o dimenticare) il passato e il male ricevuto, ma assumerli e, nonostante tutto, far nascere, contro ogni aspettativa, qualcosa di nuovo.
Non si può più eliminare ciò che è stato. Però, si può decidere di non rimanere vittime del risentimento, ostaggi del “ricordo indurito e ostinato”.
In tal modo, il perdono guarisce l’offensore e l’offeso. “Perdonare è un fiore che spunta nel cuore di qualcuno, senza averlo piantato. Il perdono è grazia, non viene fuori dalla terra, ma è come rugiada che viene dal cielo (dossier di MO, dicembre 2007).
Nessun rapporto umano è possibile senza il perdono. Questo vale anche a livello internazionale e politico, nelle relazioni tra i popoli, chiamati a sanare le ferite, dopo aver riconosciuto i propri errori. Senza perdono non c’è giustizia, diceva Giovanni Paolo II.
Oggi, nel mondo, c’è una violenza che si esercita “a pezzi”, in modi e a livelli diversi. Provoca sofferenze e lascia sul campo dolore e ingiustizia. Si tocca con mano, nei media, nel mondo politico e nel sentire comune, il preoccupante diffondersi di una irrazionalità violenta che “parla alla pancia” e diffonde disprezzo.
Il Giubileo ci ha insegnato che possiamo sì risponder al male con il bene. Possiamo superare la troppa violenza e la troppa ingiustizia, diceva Benedetto XVI, solo contrapponendo un di più di amore, un di più di bontà. Questo “di più” viene da Dio.







