Un “benemerito” in cielo
Il collaboratore Remigio Zordan
Il 30 maggio 2006, in casa madre dei missionari saveriani a Parma, è morto il benemerito Remigio Zordan. Aveva 97 anni. Per ben 54 anni, egli ha collaborato con i Saveriani, in spirito di grande dedizione: prima nella comunità di Vicenza (nel 1952 e ‘53) e poi a Parma al Centro saveriano di animazione missionaria, allo Studentato di teologia, in Biblioteca e seguendo i benefattori.
I funerali sono stati celebrati nel santuario Conforti, a Parma, il 1° giugno scorso. Padre Mario, nell’omelia, ne ha fatto un ritratto.
A Betania - la ”casa della misericordia” - Gesù aveva trovato una nuova famiglia. Così “il signor Remigio” qui a Parma, con i saveriani, aveva trovato la sua famiglia, divenendo uno di noi, uno di casa. Vivendo le gioie e le sofferenze, le speranze e le angustie della nostra grande famiglia saveriana, egli è diventato “partecipe dei suoi beni spirituali”, come è scritto nelle nostre Costituzioni, là dove si parla dei “benemeriti”.
Di questa famiglia il signor Remigio ha condiviso per lunghi anni le albe e i tramonti, in maniera forse schiva, ma intensa, genuinamente umana e profondamente cristiana. Ha condiviso i nostri lutti - i morti e i martiri - e le nuove nascite - le professioni religiose e le ordinazioni sacerdotali.
I suoi servizi “invisibili”
Rendiamo dunque grazie a Dio per questo nostro fratello signor Remigio, amico della nostra Betania.
I servizi che ha reso alla nostra comunità erano quasi sempre invisibili, nascosti dietro i banconi del centro di spedizione (spediva tutte le nostre riviste), della biblioteca (ha catalogato tutti i nostri libri) e dell’ufficio per i benefattori (manteneva in ordine il registro delle offerte). Ma nella loro invisibilità, erano tutti servizi che davano grande visibilità alla nostra famiglia missionaria, a Parma e nel mondo.
Noi, confratelli meno giovani, l’abbiamo visto all’opera durante tutti questi anni. I confratelli più giovani, invece, l’hanno accompagnato in questi ultimi tempi di inattività e malattia. Ma per noi tutti, la sua testimonianza è motivo di maggior amore alla nostra famiglia missionaria. Sì, tutto muore, ma non tutto! Del signor Remigio rimane senz’altro la sua dedizione alla famiglia saveriana, maturata in tanti anni di convivenza e amicizia. La luce di questa consacrazione alla causa missionaria susciti in noi tutti sentimenti di riconoscenza e di speranza.
“Liberaci dalla paura di amare”
Con questi sentimenti nel cuore, dedichiamo al signor Remigio le parole tante volte cantate nel santuario del beato Conforti, a lui caro, e dove spesso si dilettava sulle tastiere dell’organo:
“Le ombre si distendono, scende ormai la sera e s’allontanano dietro i monti i riflessi di un giorno che non finirà; di un giorno che ora correrà sempre, perché sappiamo che una nuova vita da qui è partita e mai più si fermerà”.
Per questo nostro grande amico benemerito, preghiamo così:
“Padre buono, grazie per la vita del nostro fratello Remigio. Facci comprendere i segni del suo passaggio tra noi, soprattutto il segno della sua consacrazione alla nostra famiglia. Donaci di vivere come la famiglia di Betania. L’amicizia di Remigio, vissuta con rispettosa discrezione e profonda umanità, diventi per noi grazia che ci liberi dalla paura d’amare e d’essere amici. Per Cristo nostro Signore, Amen”.







